giovedì 23 maggio 2013

Ci sono posti dove…

… i bambini salvano la loro scuola battagliando. Chicago. Si chiama Asean Johnson, ha nove anni. Volevano chiudergli l'istituto, e ovviamente non ci sono riusciti. Se tanto mi dà tanto, di questo ciclone sentiremo ancora parlare.

sabato 11 maggio 2013

Comitato al lavoro!

Il Comitato Genitori si è riunito in assemblea lo scorso 11 aprile 2013  presso la scuola media C. Durazzo-sede. La riunione è durata circa un'ora e mezza.

Dopo aver raccolto nomi e relativi indirizzi di posta elettronica dei nuovi membri (i contatti all'interno del Comitato avverranno principilmente a mezzo e-mail, per cui si sottolinea l'importanza di un costante aggiornamento della mailing list, la cui gestione è affidata alla segretaria), è stata esaminata la richiesta rivolta al Comitato dalla segreteria scolastica di fungere da “portavoce” presso i rappresentanti e i genitori per comunicazioni generali scuola/famiglia (quali, ad esempio, le convocazioni per i consigli di classe o di intersezione, oppure le informazioni relative a seminari o incontri pubblici). La richiesta si basa sulla constatazione che spesso le comunicazioni tra i genitori si rivelano più efficaci di quelle tra scuola e famiglie. A questo riguardo, il Comitato ha deciso che collaborerà con la segreteria reiterando la comunicazione scuola/famiglie senza però assumersi la responsabilità di sostituirsi ad essa.

Sulla base dei suggerimenti raccolti dai membri presenti e da genitori che non fanno (ancora) parte del Comitato, sono state presentate alcune proposte e/o progetti di lavoro, molte delle quali erano state inserite all'ordine del giorno dell'assemblea. Dopo averli accolti, in base anche a quanto stabilito dallo stesso Statuto del Comitato Genitori, si è deciso di creare dei piccoli gruppi di lavoro in modo da potenziare le possibilità d'intervento dei genitori aderenti.

GRUPPO BIBLIOTECHE SCOLASTICHE
Per l'Infanzia Via Somma:  Eva Perasso
Per la Da Verrazzano: Simona Mangini - Stefania Albino
Per la Fermi: Gabriella Rottino
Per la Gianelli: Alessandra Bosco - Micaela Tiso - Anna Avanzini
Per la Manfredi: Mariacristina Ruggieri

Partendo dalla profonda convinzione che la lettura e la sua promozione sia una fonte primaria di istruzione e formazione, non solo per i bambini in età scolare, il Comitato Genitori offre la propria disponibilità, la propria competenza professionale ed il proprio supporto, anche economico, ai docenti dell'Istituto allo scopo di valorizzare quanto più possibile le biblioteche scolastiche. L'offerta di collaborazione del Comitato è stata accolta positivamente da tutte le scuole, che infatti parteciperanno ad un progetto inerente al Maggio dei Libri 2013, attivato anche grazie al lavoro svolto dal gruppo e dalle docenti della Commissione Biblioteche.
L'iniziativa vedrà il via nella seconda metà del mese di maggio e si chiama  “Amo chi legge… e gli regalo un libro!”: in estrema sintesi, chi desidera donare un libro ad una delle biblioteche delle scuole dell'Istituto, dall'infanzia alla secondaria di 1° grado, può acquistarlo (con lo sconto del 20% del prezzo di copertina) presso la libreria di Nervi, quella di Bogliasco e la cartolibreria di via Bolzano. Il Comitato diffonderà al riguardo un comunicato.
In seguito a questa collaborazione tra genitori e docenti, che si è rivelata molto fruttuosa, è previsto, nella seconda metà di maggio, un incontro tra la Commissione Biblioteche dell'Istituto e il gruppo di lavoro sulle biblioteche scolastiche al fine di organizzare la Festa del Libro per il prossimo a.s. 2013/2014.


GRUPPO PREVENZIONE ALLA SALUTE
Per l'Infanzia Via Somma: Laura Decreti
Per la Da Verrazzano: Enrica Miccoli - Claudio Risso
Per la Durazzo: Elisabetta Di Terlizzi
Il pediatra dottor Alberto Ferrando tiene nelle scuole corsi (per il momento) gratuiti sulla cosiddetta manovra “salvavita”; si è quindi pensato di attivarne uno anche nel nostro istituto.
Il gruppo di lavoro ha preso contatti sia con la DS che con l'insegnante G. Mezzasalma, che collabora con la dirigenza nel campo della prevenzione e della salute, e la situazione è questa: in due date alla fine del mese di maggio, il dottor Ferrando e la sua équipe terranno due dimostrazioni all'interno della Scuola Durazzo rivolte a docenti e personale scolastico, ma, dato l'interesse ad assistere dimostrato anche da un discreto numero di famiglie del distretto (previo sondaggio effettuato tra i genitori della scuola d'infanzia), la Dirigente si è impegnata a rendere disponibili gli spazi necessari ad una dimostrazione rivolta unicamente ai genitori. Pertanto è stato avviato un secondo sondaggio, esteso ai genitori della scuola primaria: in base al risultato di quest'ultimo, il Comitato dei Genitori contatterà il pediatra per stabilire una (o 2) nuove date preferibilmente all'inizio del prossimo anno scolastico.

GRUPPO PROPOSTE POF
Per la Durazzo: Flavia Botto
Per la Manfredi: Mariacristina Ruggieri - Chiara Bellini - Annita Polleri
Per l'Infanzia Via Somma: Eva Perasso
Per la Fermi: Anna Dentoni - Berni Costa
Per la Gianelli: Micaela Tiso - Francesca Carbone
Per la Da Verrazzano: Lorenzo Calza
Attualmente il gruppo è impegnato su due specifici progetti, che sono stati presentati alla Dirigente Scolastica:
a) progetto «Incomincio da...3» SerT/ASL 3 Genovese e Coop. Sociale Minerva Onlus
b) progetto «Scienza in arrivo» Festival della Scienza di Genova


GRUPPO INTERVENTI EDILIZI e RAPPORTI CON L'AMMINISTRAZIONE
Per la Manfredi: Mariacristina Ruggieri
Per la Da Verrazzano: Germana Carelli - Alberto Mancini - Teresa Gigliotti
Per la Fermi: Anna Dentoni - Teresa Zannetti - Debora Villa

Il gruppo è in attesa di una risposta da parte del consigliere del Municipio IX Levante Alessandro Costanzo De Castro, il quale ha proposto al Comitato un incontro esteso agli assessori competenti in materia scolastica.
Sono stati presi contatti con il Comitato Genitori dell'Istituto Comprensivo Centro Storico di Genova, che pochi anni fa si è occupato della risistemazione del terrazzo della scuola Embriaco di via Lata, in Carignano. La situazione edilizia di quella scuola è infatti analoga a quella della scuola di Piazza Duca degli Abruzzi, con un terrazzo come unico spazio aperto: la presidente del Comitato genovese ci ha fornito preziosi consigli sulle modalità d'intervento e, soprattutto, di gestione dei rapporti con la Scuola e il Comune.
Il gruppo ha infine invitato tutti i membri del Comitato a redigere una sintetica lista delle «criticità edilizie» presenti nei diversi plessi, in modo da poterne discutere con il capo dell'Ufficio Tecnico Municipale e con la Dirigente Scolastica. Al momento, si sono avute risposte solo da parte della scuola Da Verrazzano

Laura Decreti

lunedì 22 aprile 2013

Generazione touchscreen

(articolo preso dalla rivista "Internazionale")

I bambini, anche molto piccoli, passano sempre più tempo con i tablet e le app. Che conseguenze avrà sul loro sviluppo? Le prime ricerche suggeriscono che giocare con l'iPad può essere istruttivo quanto leggere un libro. Ma è un'idea che molti genitori faticano ad accettare 


In una gelida giornata di primavera dell'anno scorso, alcune decine di sviluppatori di applicazioni per cellulari e tablet dedicate ai bambini si sono riuniti in un vecchio albergo sulla spiaggia di Monterey, in California, per presentare le loro creazioni. Uno di loro, che si definiva "un creatore di giochi visionario" e sembrava uno skater appena diventato papà, ha presentato un inquietante gioco interattivo chiamato Puzzingo studiato per i bambini più piccoli e ispirato al desiderio di suo figlio di costruire e distruggere. Due donne sulla trentina hanno fatto vedere un'applicazione che hanno chiamato Knock knock family, per bambini da uno a quattro anni. "Vogliamo essere sicure che sia abbastanza facile anche per i piccolissimi", ha spiegato una di loro. La conferenza era organizzata da Warren Buckleitner, che da tempo recensisce strumenti interattivi per bambini e spesso organizza incontri tra sviluppatori, ricercatori e gruppi di interesse. C'erano anche dei bambini, molti dei quali ancora con il pannolino. La conferenza si chiamava Dust of magic e si svolgeva in un vecchio locale di legno e pietra a poco più di un chilometro dal mare. Durante le pause Buckleitner provava a vedere se il suo elicottero telecomandato riusciva ad arrivare al secondo piano dell'edificio, davanti a un gruppetto di bambini arrivati con i genitori. Loro lo guardavano con il naso per aria spaventati e diver­ titi. Ma per la maggior parte del tempo guardavano i loro iPad e altri tablet sparsi nella sala come se fossero scatole di caramelle aperte. Sono andata un po' in giro a parlare con gli sviluppatori e diversi di loro hanno citato una famosa frase di Maria Montessori: "Le mani sono gli strumenti dell'intelligenza umana". Una frase presa in prestito per nobilitare l'era del touchscreen, in cui i bambini piccolissimi, che un tempo potevano giocare solo con i dadi di legno, sono coinvolti in attività sempre più complesse. Cosa avrebbe pensato Maria Montessori di questa scena? I bambini presenti, una trentina, non erano sulla spiaggia a infilare le dita nella sabbia, a farle scorrere sui sassi coperti di muschio o a scavare alla ricerca di granchi. Erano tutti al chiuso, da soli o in gruppi di due o tre, con il naso a pochi centimetri da uno schermo e le dita impegnate in attività che Maria Montessori non avrebbe mai potuto immaginare. Due bambine sui tre anni leggevano una storia interattiva intitolata Ten giggly gorillas e litigavano per decidere a quale scimmia fare il solletico. Accanto un bambino aveva trasformato le sue dita in un pennarello rosso con cui disegnava la caricatura del fratello maggiore. Su un vecchio tavolo di quercia all'ingresso un gigantesco pupazzo Angry Bird invitava i bambini a provare tablet pieni di nuove app. Su alcune sedie erano legati dei cuscini, per permettere ai bambini di 18 mesi di raggiungere i tablet: tutti sapevano come usarli.  

Nuovi schermi 

Fino a non molto tempo fa, c'era solo la tv, che in teoria poteva rimanere confinata nella stanza dei genitori o chiusa in un armadio. Oggi ci sono gli smartphone e gli iPad, che fanno parte della vita quotidiana delle famiglie. "Mamma, tutti hanno un tablet tranne me!", si lamenta a volte mio figlio di quattro anni. Nel tempo che ha impiegato per imparare a dire quella frase sono state create migliaia di applicazioni per bambini in età prescolare come lui. Per i genitori, i passatempi dell'infanzia hanno subìto un'allarmante trasformazione in pochissimo tempo. Ma un bambino che oggi ha quattro anni non sa com'era il mondo prima: per lui è sempre stato possibile fare tante cose con un solo dito, e trovare centinaia di giochi in un piccolo oggetto tascabile. Nel 2011 l'American academy of pediatrics, un'associazione di pediatri statunitensi, ha aggiornato le sue teorie sul rapporto tra i bambini e i mezzi di comunicazione. Nel 1999 aveva sconsigliato la tv per i bambini al di sotto dei due anni, citando alcune ricerche sullo sviluppo del cervello che dimostravano quanto fossero importanti per i bambini in quella fascia di età le "interazioni con i genitori e gli altri adulti che si occupano di loro". Nell'ultimo rapporto l'associazione ammette che da allora le cose sono cambiate. Nel 2006 il 90 per cento dei genitori aveva dichiarato che i figli al di sotto dei due anni usavano qualche tipo di strumento elettronico. Ma l'associazione non aveva cambiato atteggiamento: aveva sconsigliato l'uso di mezzi passivi e di qualsiasi tipo di schermo. Il rapporto del 2011 parla di "telefoni cellulari intelligenti" e altri strumenti tecnologici dotati di "nuovi schermi", ma non delle applicazioni interattive. Non contempla neanche un'eventualità che invece quel 90 per cento di genitori statunitensi probabilmente ha preso in considerazione, cioè che l'uso del touchscreen possa avere efetti positivi. Ero andata alla conferenza anche perché speravo che questa particolare categoria di genitori, entusiasta delle tecnologie interattive, mi aiutasse a risolvere il dilemma e offrisse qualche suggerimento alle mamme e ai papà che non rispetteranno mai le indicazioni dell'American academy of pediatrics perché in fondo non vogliono farlo. Forse mi avrebbero spiegato i vantaggi delle nuove tecnologie che i pediatri più cauti non sono ancora pronti a riconoscere. Ho continuato a nutrire questa speranza fino all'ora di pranzo, quando gli sviluppatori riuniti intorno al bufet hanno smesso di essere dei pionieri e sono tornati a essere normali genitori che cercavano di sistemare i loro bambini sui seggioloni per fargli mangiare qualcosa oltre al pane. Mi sono messa a chiacchierare con una donna che aveva contribuito alla creazione di Letter sounds , un'applicazione per insegnare ai bambini in età prescolare il metodo di scrittura Montessori. Era un'ex insegnante che usava quel metodo e aveva quattro figli. Io ne ho tre, tutti fan del touchscreen. Quali giochi piacevano ai suoi? Gliel'ho chiesto sperando di portare a casa qualche consiglio. "Non giocano tanto". Davvero? Perché no? "Perché non glielo permetto. La regola è niente tablet durante la settimana", a meno che non sia qualcosa di educativo. Niente tablet? Mi sembrava una regola troppo severa anche per genitori che pretendono il controllo totale. "Durante i fine settimana possono giocare. Ho stabilito un limite di mezz'ora, poi basta. Altrimenti diventano dipendenti, è troppo stimolante per il cervello". La sua risposta mi ha talmente sorpreso che ho deciso di chiedere ad altri sviluppatori con figli quali fossero le regole a casa loro. Uno mi ha detto che li lasciava giocare in aereo e durante i lunghi viaggi in macchina. Un altro solo il mercoledì e durante il fine settimana, per mezz'ora. Il più permissivo ha detto mezz'ora al giorno, più o meno come a casa mia. A un certo punto mi sono seduta vicino a una delle più famose creatrici di ebook per bambini e alla sua famiglia. La piccola stava cominciando ad agitarsi sul seggiolone e la mamma ha fatto quello che molti genitori avrebbero fatto in quel momento: le ha messo davanti un iPad e ha fatto partire un cartone animato. Quando ha visto che la stavo osservando, mi ha lanciato lo sguardo preoccupato di tutte le madri che si sentono giudicate. "A casa le faccio vedere solo film in spagnolo", mi ha assicurato. Con le loro reazioni risentite, questi genitori mi hanno aiutato a capire meglio qual è la nevrosi del nostro tempo. Man mano che la tecnologia invade la nostra vita, i genitori sono sempre più attenti a quello che può succedere ai loro figli. La rafinatezza tecnologica, cioè, non si è ancora tradotta in disinvoltura. Ha solo creato un'altra serie di problemi che i genitori sentono di dover afrontare nel modo giusto. Da una parte vogliono che i figli si muovano con sicurezza nel mare digitale in cui dovranno navigare tutta la vita, dall'altra temono che un uso eccessivo dei prodotti digitali in età troppo precoce possa danneggiarli. Così finiscono per considerare i tablet degli strumenti di precisione chirurgica, dei congegni che possono fare miracoli per il quoziente di intelligenza dei loro bambini, ma solo se usati a piccole dosi. Altrimenti il piccolo potrebbe diventare una di quelle creature pallide e tristi che non hanno il coraggio di guardare in faccia nessuno e sono fidanzate con un avatar. Fino a oggi nessun istituto di ricerca ha dimostrato in modo definitivo che un tablet renderà i nostri bambini più intelligenti o gli insegnerà a parlare cinese, ma neanche che brucerà i loro circuiti neuronali. I tablet esistono solo da tre anni, poco più del tempo che serve ai ricercatori per ottenere un finanziamento e selezionare i volontari per uno studio. Quindi cosa deve fare un genitore?  

Il mondo a gesti 

Nel 2001 l'esperto di istruzione e tecnologia Marc Prensky inventò il termine "nativi digitali" per indicare la prima generazione di bambini cresciuta a stretto contatto con i computer, i videogame e altri congegni tecnologici. Il termine ha assunto un nuovo significato nell'aprile del 2010, quando è uscito l'iPad. L'iPhone era già stato una tentazione, ma lo schermo è troppo piccolo perché i bambini possano usarlo con facilità e precisione. Inoltre i genitori tendono a essere gelosi dei loro telefonini, li nascondono in tasca o nella borsa. L'iPad invece è grande e luminoso, e appartiene a tutta la famiglia. I ricercatori che studiano le tecnologie per bambini hanno capito subito che avrebbe cambiato le cose. Prima i bambini dovevano aspettare che fossero i genitori a insegnargli come usare un mouse o un telecomando, e avevano difficoltà a capire il collegamento tra quello che facevano con la mano e quello che succedeva sullo schermo. Con l'iPad il collegamento è evidente, anche per un bambino. Il touchscreen segue la stessa logica del sonaglino o dei blocchi da costruzione: il bambino tocca e succede qualcosa. "Improvvisamente un dito poteva spostare un autobus, schiacciare un insetto o trasformarsi in un pennello intinto nel colore", dice Buckleitner. Per i bambini è meno magico di quanto si possa pensare. Quando sono molto piccoli possiedono quella che lo psicologo Jerome Bruner ha chiamato capacità di "rappresentazione enattiva": non classificano gli oggetti del mondo con parole o simboli, ma con i gesti, per esempio portandosi un bicchiere immaginario alle labbra per far capire che hanno sete. Le loro mani sono il naturale prolungamento dei loro pensieri. I miei due figli più grandi corrispondono all'idea originaria di nativo digitale, hanno imparato a usare il mouse e la tastiera con l'aiuto dei genitori e andavano già a scuola quando hanno cominciato a sentirsi a proprio agio con un congegno elettronico in mano. Mio figlio più piccolo è diverso. Non aveva ancora due anni quando è uscito l'iPad. Appena ci ha messo le mani sopra, ha subito trovato l'applicazione Talking Baby Hippo che i fratelli più grandi avevano scaricato. Il piccolo ippopotamo viola ripete tutto quello che si dice con la sua vocetta stridula e risponde anche ad altri comandi. Mio figlio gli ha detto il suo nome ("Giddy!") e Baby Hippo l'ha ripetuto. Lo ha toccato, e Baby Hippo ha riso. Ha continuato e si è divertito molto. Poi ha scoperto altre applicazioni. Old MacDonald, della Duck Duck Moose, era la sua preferita. All'inizio si spazientiva quando non riusciva a zoomare o non sapeva cosa fare quando usciva un messaggio. Ma dopo due settimane aveva capito tutto. Senza rilettere troppo o capire cosa significava, i genitori hanno cominciato a dare i loro tablet ai bambini per tranquillizzarli o intrattenerli. Secondo il Joan Ganz Cooney center, che studia le tecnologie per i piccoli, nel 2010 due terzi dei bambini statunitensi tra i quattro e i sette anni avevano già usato un iPhone, nella maggior parte dei casi quello di un adulto della famiglia. I ricercatori hanno parlato di efetto pass-back per definire quella zona tra la riluttanza e la disponibilità dei genitori a dare ai figli un tablet o uno smartphone. Il mercato ha immediatamente approfittato di questo efetto e delle opportunità che ofriva. Nel 2008, quando la Apple ha aperto il suo App Store, i giochi sono cominciati ad arrivare a decine al giorno, migliaia all'anno. Nei primi ventitré anni della sua carriera Buckleitner ha cercato di inserire tutti i giochi per bambini nella sua Children's Technology Review. Oggi calcola che su iTunes ci sono più di 40mila giochi per bambini, senza considerare le migliaia disponibili su Google Play. Nella categoria "istruzione" di iTunes, quasi tutte le app più vendute si rivolgono a bambini in età prescolare o che frequentano le elementari. A tre anni mio figlio Gideon andava all'asilo e scopriva le nuove app, poi tornava a casa, cercava l'iPad, me lo metteva in mano e mi chiedeva quei giochi dandone una descrizione approssimativa del tipo: "Versare? Tè?" (per indicare Toca tea party ). 

Mentalmente attivi 

Da quando gli schermi sono entrati nelle nostre case, molti osservatori hanno cominciato a temere che potessero renderci stupidi. Da una prima serie di ricerche sembrava emergere che quando guardiamo la tv il nostro cervello emette onde alfa più lente, il che indica un basso livello di coscienza simile a quello che abbiamo quando sogniamo a occhi aperti. Questi risultati sono stati ormai smentiti dalla comunità scientifica, ma c'è ancora l'idea che guardare la tv equivalga a "fissare il vuoto", come scrive un sito. Questi paragoni sono fuorvianti, sostiene Heather Kirkorian, che studia il rapporto tra mezzi di comunicazione e attenzione all'università del Wisconsin a Madison. Lo stato fisiologico di un telespettatore è più simile a quello di una persona immersa nella lettura di un libro, spiega Kirkorian, perché durante entrambe queste attività siamo tranquilli, concentrati e mentalmente attivi. Dato che le tecnologie interattive sono abbastanza recenti, la maggior parte degli studi riguarda i bambini e la tv. Ormai "è opinione comune che, a partire dai due anni e mezzo, quando guardano la tv i bambini sono cognitivamente attivi", dice Dan Anderson, un esperto del settore dell'università del Massachusetts ad Amherst. Negli anni ottanta Anderson ha messo alla prova la "teoria dello zombie" immergendo un centinaio di bambini in una sorta di inferno televisivo. A un gruppo che andava dai due ai cinque anni ha fatto vedere una puntata dei Muppets ottenuta mescolando a caso le scene e facendo parlare i personaggi all'indietro o in greco. Poi ha inserito alcune scene normali tra quelle modificate e ha notato con quanta attenzione i bambini le seguivano. Vedendo la parte rimescolata, i bambini si distraevano facilmente e alcuni dicevano che la tv era rotta. Anderson ha ripetuto l'esperimento con bambini dai 6 ai 24 mesi usando la serie Teletubbies. Anche in quel caso i personaggi parlavano al contrario e la sequenza delle scene era insensata, per esempio si vedeva un bambino che prendeva una palla e poi un altro che la lanciava. I piccoli dai 6 ai 12 mesi non sembravano notare la diferenza, ma quelli dai 18 mesi in su cominciavano a distogliere lo sguardo e quelli di 24 erano chiaramente seccati da una storia che non aveva senso. Gli esperimenti di Anderson hanno cominciato a far pensare che anche i bambini molto piccoli siano spettatori attenti, che il loro cervello non si spenga, anzi si sforzi di dare un senso a quello che vede e cerchi di trasformarlo in un racconto coerente, un rilesso di quello che già sa del mondo. Oggi, a trent'anni di distanza, sappiamo che i bambini "sono in grado di fare deduzioni e di elaborare informazioni", dice Anderson. "E possono imparare molte cose, sia giuste sia sbagliate". I ricercatori non hanno mai abbandonato l'idea che l'interazione con i genitori sia fondamentale per lo sviluppo dei bambini molto piccoli, ma hanno cominciato a essere meno critici nei confronti della tv. Se un bambino non interagisce mai con gli adulti e guarda solo la tv, indubbiamente è un problema. Ma se guarda la tv invece di giocare, la questione diventa più complicata perché in fondo, se usata nel modo giusto, anche la tv ha qualcosa da insegnare.

La pausa coinvolge 

Che rapporto hanno i bambini piccoli con i congegni elettronici e come influiscono questi strumenti sul loro sviluppo? A partire dagli anni ottanta ricercatori e creatori di programmi televisivi statunitensi hanno collaborato spesso per decidere cosa trasmettere in tv. Osservando le reazioni dei bambini, hanno individuato alcune regole per mantenere viva la loro attenzione: le storie devono essere lineari e facili da seguire, i salti temporali devono essere usati con molta parsimonia e il linguaggio dev'essere semplificato e ripetitivo. Un perfetto esempio di programma ben calibrato era Blue's clues, che è andato in onda dal 1996 al 2006. In ogni episodio il piccolo Steve (che nelle serie successive sarebbe diventato Joe) e il suo cucciolo Blue risolvevano un enigma. Steve parlava lentamente e usava parole semplici, le ripeteva e le scriveva sul suo taccuino. Non c'era quasi nessun salto temporale. La grande innovazione che Blue's clues introduceva era la "pausa". Faceva una domanda e poi si fermava per circa cinque secondi per permettere ai telespettatori di dire la risposta. I bambini piccoli si sentivano molto più coinvolti quando sentivano di avere un ruolo da svolgere, quando pensavano che stavano veramente aiutando Steve e Blue a mettere insieme gli indizi. Uno studio longitudinale su un gruppo di bambini, cominciato quando avevano due anni e mezzo, ha dimostrato che nell'arco di due anni quelli che guardavano Blue's clues acquisivano una maggiore capacità di risolvere problemi e una maggiore elasticità mentale. Per i più piccoli, tuttavia, le cose stanno in modo leggermente diverso. I bambini al di sotto dei due anni mostrano quello che i ricercatori chiamano "deficit da video", cioè trovano più facile elaborare le informazioni fornite da una persona in carne e ossa che quelle provenienti da un'immagine registrata. Georgene Troseth, una psicologa dello sviluppo della Vanderbilt university di Nashville, nel Tennessee, ha condotto uno studio su un gruppo di bambini: prima gli ha mostrato il video di una persona che nascondeva un cane di stofa nella stanza accanto, poi li ha mandati nella stanza a cercarlo. A un altro gruppo, invece, ha mostrato la stessa scena attraverso una finestra tra le due stanze. Quasi tutti i bambini che avevano visto l'operazione dalla finestra trovavano il cane di stoffa, mentre quelli che l'avevano vista sul monitor avevano più difficoltà. La conclusione più ovvia è che i bambini al di sotto di una certa età non sono ancora in grado di cogliere una rappresentazione simbolica. Ma c'è anche un altro modo per interpretare questa particolare fase del loro sviluppo. I bambini piccoli sono bravi a scoprire quelle che i ricercatori chiamano "informazioni socialmente rilevanti". Prestano attenzione alle persone e alle situazioni che li aiutano a dare coerenza al mondo circostante. Nel mondo reale l'erba fresca profuma, i popcorn cadono e gli adulti sorridono o ti rispondono quando fai una domanda. In tv non succede niente di tutto questo. La tv è statica, spiega Troseth, e non consente una delle cose più importanti per i bambini piccoli: "Lo scambio di informazioni". Nel 2004, qualche anno dopo averlo condotto per la prima volta, Troseth ha ripetuto l'esperimento in cui veniva nascosto il cane di stoffa, ma cambiando qualche dettaglio. Ha sostituito il cane con un maialino. Ma, soprattutto, ha reso il video esplicitamente interattivo. I bambini e i loro genitori entravano in una stanza in cui vedevano la stessa Troseth sul monitor. Era nella stanza in cui sarebbe stato nascosto il maialino e a sua volta poteva vedere i bambini su un monitor. Prima di nascondere il maialino, Troseth sottoponeva i bambini a una specie di addestramento. Faceva domande sui loro fratellini, animali domestici e giocattoli. Giocava con loro e li invitava a cantare con lei. Gli chiedeva di trovare un adesivo nascosto sotto una sedia nella loro stanza. Insomma, gli dava l'impressione che lei - la persona sullo schermo - potesse interagire con loro, e che quello che diceva aveva a che fare con il mondo in cui vivevano. Poi diceva ai bambini che avrebbe nascosto il giocattolo e, dopo averlo fatto, tornava sullo schermo per dare indicazioni su come trovarlo. Questo scambio era suficiente per annullare quasi del tutto il deficit da video. La maggior parte dei bambini riusciva a trovare il giocattolo. Blues's clues era sulla strada giusta. La pausa faceva pensare ai bambini che Steve interagisse con loro. Ma l'ideale sarebbe stato creare una situazione in cui il tizio sullo schermo reagiva sul serio, una situazione in cui il bambino faceva qualcosa e il personaggio saltava, rideva, si metteva a ballare o rispondeva. Come, per esempio, quando mio figlio Gideon diceva "Giddy" e Talking Baby Hippo ripeteva "Giddy". È proprio il tipo di interazione immediata che cattura l'attenzione di un bambino e che può essere un'importante fonte di apprendimento anche per i più piccoli.

Interlocutori affidabili 

Due ricercatori del Children's media center dell'università di Georgetown arrivano a casa mia con un iPad avvolto in un fodero arancione, per cercare di aumentare la curiosità di Gideon. Sono venuti su richiesta della direttrice del centro, Sandra Calvert, per fare un esperimento nell'ambito del loro studio sul rapporto tra bambini e iPad. L'obiettivo dello studio è verificare se un bambino che riceve un'informazione da una persona di cui si fida ha più probabilità di imparare qualcosa. I ricercatori mettono l'iPad su una sedia della cucina. Gideon lo nota immediatamente, lo accende e cerca la sua applicazione preferita. Gli indicano quella che hanno inventato per l'esperimento e lui la apre con un dito. Sullo schermo appare un burattino a forma di canguro che viene presentato come "DoDo". Non fa parte dell'universo del bambino, è l'equivalente di un tizio qualsiasi che appare in tv. Gideon non gli presta molta attenzione. Poi il narratore introduce Elmo, un personaggio dei Muppets , che dice subito "ciao" agitando la mano. Gideon risponde "ciao" e saluta con la mano. Sullo schermo compare un'immagine e il narratore chiede: "Cos'è?" (è una banana). "È una banana", dice DoDo. "È un grappolo d'uva", dice invece Elmo. Sorrido con tutto l'orgoglio di una madre che sa che suo figlio sta per stupire due estranei. Il mio tesoro sa cos'è una banana. Ma certo che lo sa! Gideon però sceglie Elmo (il narratore dice: "No, non è giusto, riprova"). Per quanto ne so, Gideon non ha mai visto i Muppets e non ha mai avuto un pupazzo che si chiama Elmo. Tuttavia riconosce certi segnali e, a quanto sembra, ha deciso che Elmo è un'autorità superiore. Il suo rapporto con Elmo è più importante di quella che sa essere la verità. Il gioco continua e Gideon sceglie Elmo anche quando dice che un'arancia è una pera. Poi, quando i due personaggi danno nomi inventati a frutti esotici che pochi bambini conoscono, Gideon continua a dare ragione a Elmo, anche se fino a quel momento DoDo si è rivelato più afidabile. A quanto sembra, mio figlio non rientra nella maggioranza. La prossima estate Calvert e la sua équipe pubblicheranno i risultati del loro studio: nella maggior parte dei casi i bambini intorno ai 32 mesi scelgono il personaggio che dice la verità, che sia Elmo o DoDo, e dopo un po' si fidano del personaggio che ha detto la cosa giusta quando non conoscevano la risposta. Ma secondo Calvert questo significa semplicemente che i piccoli hanno acquisito più familiarità con la tecnologia di quanto immaginassimo. La direttrice del centro era partita dalla teoria dell'attaccamento e pensava che avrebbero dato più importanza al rapporto emotivo che alla risposta giusta. Ma ora ipotizza che toccare lo schermo, avere una reazione ed essere corretti in tempo reale sia istruttivo in sé, e permetta ai bambini di assorbire le informazioni corrette indipendentemente dalla fonte. La ricerca di Calvert punta a trovare la risposta a una serie di interrogativi molto seri e profondi: i bambini possono imparare da un tablet? Quanto inluisce l'interattività sull'apprendimento? Che ruolo svolgono i personaggi familiari nell'apprendimento attraverso lo schermo? Tutte domande giuste e importanti, ma formulate dal punto di vista di un adulto. Ho il sospetto che il motivo principale per cui su iTunes molte applicazioni per bambini sono raggruppate sotto la voce "istruzione" è far sentire meno in colpa i genitori. Se fossero i bambini a decidere, molte di quelle applicazioni istruttive rientrerebbero nella categoria "giochi". E molti più giochi somiglierebbero alle applicazioni progettate da uno studio svedese che si chiama Toca Boca. I fondatori, Emil Ovemar e Björn Jefery, lavorano per la società svedese Bonnier. Ovemar, un esperto di design interattivo, si definisce uno che non è mai cresciuto. Gli piacciono ancora i supereroi, le costruzioni e i cartoni animati, e dice che quasi preferisce giocare all'isola deserta con i suoi due figli e i loro cugini che parlare con un adulto. Jefery è lo stratega della società e il suo portavoce. La prima volta che l'ho visto è stato alla conferenza in California, dove distribuiva tatuaggi temporanei del logo Toca Boca: una bocca aperta che ride mettendo in mostra una dentatura color arcobaleno. Alla fine del 2010 Obemar e Jefery stavano lavorando a un nuovo progetto digitale per la Bonnier, e hanno avuto l'idea di entrare nel mercato delle applicazioni per bambini. Ovemar ha cominciato studiando le applicazioni disponibili all'epoca. E ha scoperto che erano quasi tutte noiosamente istruttive: "Trascina la farfalla nel retino e roba del genere. Mancavano di creatività e di fantasia". Lui e Jefery si sono messi a caccia dei cataloghi di giochi pubblicati a partire dagli anni cinquanta, prima che esplodesse la moda dei marchi, e hanno fatto una lista di quelli più venduti nel corso dei decenni. Poi hanno fatto un'altra lista di tutto quello che avevano in comune. Nessuno aveva come scopo battere un avversario. Nessuno mirava a creare un mondo infantile separato e contrapposto a quello degli adulti. Erano tutti giochi per famiglie. E non miravano a insegnare niente di specifico, servivano solo per divertirsi. Nel 2011 Ovemar e Jefery hanno lanciato Toca tea party . Il gioco non è molto diverso da un vero party. L'iPad assume la funzione di un tavolo da tè senza zampe, e i bambini devono inventare tutto il resto. Per esempio, possono far sedere i loro pupazzi o le loro bambole ai lati e far partire lo spettacolo. Prima devono scegliere una tovaglia, poi i piatti, le tazze e i dolci. I dolci non sono quelli che sceglierebbe una mamma. Sono torte al cioccolato, ciambelle glassate, biscotti. È molto facile far cadere il tè sul tavolo mentre lo si versa o mentre si beve, dettaglio che è stato aggiunto dietro suggerimento dei bambini durante un test (i piccoli adorano queste cose, ma non possono farle perché gli adulti li sgridano). Alla fine appare un lavandino pieno di acqua saponata e si lavano i piatti. Anche questo fa parte del divertimento. Poi si ricomincia. Tutto qui. Il gioco può essere molto noioso o terribilmente esaltante a seconda dei punti di vista. Ovemar e Jefery sapevano che alcuni genitori non lo avrebbero capito, ma per i bambini sarebbe stato divertente, perché dipende solo dalla loro fantasia. Forse oggi l'orsacchiotto farà i capricci e verserà il tè sul tavolo, mentre la Barbie nuda si riempirà il piatto di dolci. Il bambino può scegliere la voce di un personaggio o di un genitore che lo sgrida, o di entrambi. Nessuno vince, non ci sono premi. Il gioco può andare avanti per cinque minuti o all'infinito.

Paura del cambiamento 

Poco dopo l'uscita di Toca tea party, Ovemar e Jefery hanno inventato Toca hair salon, che secondo me è il gioco più divertente di tutti. Il salone non è un istituto di bellezza della Quinta strada. È una costruzione cadente con le crepe alle pareti. Lo scopo non è abbellire le clienti ma tagliare i capelli, una cosa che, come versare il tè, non rientra tra le attività per bambini. I bambini devono scegliere una delle persone o delle strane creature che sono nel salone e fare quello che vogliono ai loro capelli, tagliarli, tingerli o allungarli. Il phon è geniale, ottiene lo stesso efetto dei ritratti di Tadao Cern, in cui i volti delle persone sono distorti dal vento. Nell'agosto del 2011 la Toca Boca ha messo a disposizione Hair salon gratis per quasi due settimane. La prima settimana e stato scaricato da più di un milione di persone e la società ha decollato. Oggi molti giochi Toca Boca sono nelle liste delle applicazioni istruttive più popolari. Ma sono davvero istruttive? "Questo è un punto di vista da genitori", mi ha detto Jefery quando l'ho incontrato nella sala di Monterey. "Correre su un prato è istruttivo? La vita di un bambino non può essere tutta dedicata a quello". Mentre preparavo questo articolo, ho scaricato decine di app e le ho fatte provare ai miei figli. A loro non importava se erano etichettate come istruttive, bastava che fossero divertenti. Senza che glielo suggerissi, Gideon si è fissato su un gioco che si chiama LetterSchool, che insegna a scrivere meglio e con più fantasia di qualsiasi libro di testo che abbia mai visto. Adora i giochi della Toca Boca, quelli della Duck Duck Moose e altri come Bugs and buttons. I miei figli più grandi adorano The Numberlys, la creazione dark fantasy di un gruppo di illustratori che hanno lavorato per la Pixar. Tutti e tre i miei figli giocano molto a Cut the rope, che non è necessariamente per bambini. Potrei convincermi che insegna loro certi princìpi della fisica: non è facile capire il punto preciso in cui tagliare la corda. Ma è davvero necessario? Io adoro quel gioco, perché a loro non dovrebbe piacere? Tutti i nuovi mezzi di comunicazione, poco dopo la loro introduzione, sono stati accusati di essere pericolosi per i bambini. La letteratura scadente avrebbe distrutto i loro princìpi morali, la tv gli avrebbe rovinato la vista, i videogiochi li avrebbero resi violenti. Tutti sono stati accusati di far perdere ai bambini il tempo che avrebbero potuto sfruttare per imparare la storia, giocare con gli amici o infilare i piedi nella sabbia. La nostra generazione si preoccupa in modo particolare del cervello dei bambini, delle sinapsi inutilizzate che avvizziscono mentre fissano uno schermo. Tutti si preoccupano del fatto che la tv possa provocare la sindrome da deficit di attenzione e iperattività, anche se questo timore si basa soprattutto su un unico studio che è stato criticato da molti e non corrisponde a nulla di quanto sappiamo su quella malattia. Ci sarebbero interrogativi più seri e legittimi da porsi su come passano il loro tempo i bambini statunitensi, ma tutto quello che possiamo fare è tenere a mente queste domande quando decidiamo quali regole stabilire per i nostri figli. L'American academy of pediatrics sembra pensare che si tratti di un gioco a somma zero: un'ora passata a guardare la tv è un'ora non passata con un genitore. Ma i genitori sanno che la vita non funziona così. Ci sono abbastanza ore in un giorno per andare a scuola, giocare e stare con un genitore, e di solito sono ore diverse. Qualcuno è così preso dallo schermo che non farebbe altro che giocare. Gli esperti dicono che dedicare troppo tempo ai videogiochi può diventare un problema, ma non tutti sono convinti che si possa parlare di dipendenza o che il termine possa essere applicato a più di una minima percentuale della popolazione. Se vostro figlio ha una personalità incline alla dipendenza, probabilmente lo sapete. Uno dei miei è così, quindi a lui impongo limiti più rigidi che agli altri, e lui sembra aver capito perché. Nel suo libro Screen time, la giornalista Lisa Guernsey suggerisce di basarsi su tre elementi: il contenuto, il contesto e il tipo di bambino. Pone una serie di domande del tipo: pensate che il contenuto sia appropriato? Il tempo che passa davanti a uno schermo è "una percentuale relativamente piccola rispetto a quello che passa con voi e interagendo con il mondo reale"? Guernsey consiglia di basare le regole sulle risposte a queste domande, bambino per bambino. E sottolinea quanto sia importante l'atteggiamento dei genitori nei confronti della tecnologia. Se pensano che il tempo passato davanti a uno schermo sia come il cibo spazzatura o "come le riviste che si leggono dal parrucchiere", anche il bambino assumerà quell'atteggiamento, e la nevrosi sarà trasmessa alla generazione successiva. "La guerra è finita. I nativi digitali hanno vinto", dice l'esperto di educazione e tecnologia Marc Prensky. La sua filosofia genitoriale è la più radicale in cui mi sia imbattuta durante la mia ricerca. Il suo bambino di sette anni legge libri, guarda la tv, gioca con le costruzioni e con la playstation, e lui tratta tutte queste cose nello stesso modo. Non pone nessun limite. A volte suo figlio gioca con una nuova applicazione per ore, ma poi, mi ha detto, si stanca. Prensky gli permette di guardare la tv anche quando pensa che sia "uno stupido spreco di tempo". Per esempio, ritiene che SpongeBob SquarePants sia un programma inutile e fastidioso, ma ha usato il rapporto tra SpongeBob e Patrick, la stella marina che gli fa da spalla, per insegnare a suo figlio qualcosa sull'amicizia. "Viviamo nell'era degli schermi, e dire a un bambino 'sono contento quando leggi un libro ma non mi piace quando guardi quello schermo' è ridicolo. Rilette i nostri pregiudizi. È solo paura dei cambiamenti, di essere tagliati fuori". La visione del mondo di Prensky mi ha colpito molto. Un libro è sempre meglio di uno schermo? Mia figlia spesso usa i libri per evitare i rapporti sociali, mentre mio figlio usa la playstation per stare con gli amici. Dopo la prima intervista con Prensky ho deciso di fare un esperimento. Per sei mesi avrei permesso a mio figlio più piccolo di vivere in base alle sue regole. Avrei messo l'iPad nel cesto dei giocattoli insieme alla macchinina telecomandata e alle costruzioni. Avrei lasciato che ci giocasse ogni volta che me lo chiedeva. Il primo giorno Gideon mi ha messo subito alla prova. Ha visto l'iPad nella sua stanza e mi ha chiesto se poteva giocarci. Erano le otto di mattina e dovevamo prepararci per andare a scuola. Ho detto di sì. Per 45 minuti è rimasto seduto su una sedia a giocare mentre lo vestivo, gli preparavo lo zainetto e non riuscivo a fargli fare colazione. Era snervante e inaccettabile. La prima settimana è passata così, con Gideon che giocava con l'iPad per due ore di seguito, la mattina, dopo la scuola e prima di andare a letto. Poi, dopo una decina di giorni, ha perso interesse anche per quello, come gli succede per tutti gli altri giocattoli. L'ha lasciato cadere sotto il letto e non l'ha cercato più. Per quasi sei settimane l'ha ignorato. Ora lo riprende in mano ogni tanto, ma non troppo spesso. A scuola ha appena cominciato a imparare l'alfabeto, quindi gioca di nuovo a LetterSchool. Qualche settimana fa il fratello maggiore ha giocato con lui aiutandolo a capire la diferenza tra le maiuscole e le minuscole. Un piccolo dito ne guidava uno ancora più piccolo su e giù, finché non hanno disegnato trionfalmente l'ultima lettera: una zeta. 

Hanna Rosin
giornalista dell'Atlantic. Ha scritto il best seller La fine del maschio (Cavallo di ferro, 2013), sul rovesciamento dei ruoli di genere nella società statunitense.

lunedì 15 aprile 2013

Luna piena



Una poeticità da tradurre in tante prose.

Verbale (non ufficiale) del 4° Consiglio d'Istituto.


4° Consiglio d'Istituto a.s. 2012/2013– 19 marzo 2013
Presenze dei consiglieri (18 su 18):
rappr. genitori: Ageno (via Somma), Berardi (Durazzo), Botto (Durazzo), Calza (da Verrazzano), Carbone (Gianelli), Carelli (da Verrazzano), Dentoni (Fermi), Ruggieri (Manfredi)
rappr. docenti: Balduzzi (Durazzo), Belcastro (Gianelli), Costa (Fermi), Di Donna (Manfredi), Mezzasalma (Durazzo), Picasso (da Verrazzano), Roberto (da Verrazzano)
rappr. segreteria: D’Antone, Gorni
dirigente: De Filippis
1. Lettura e approvazione verbale precedente
Approvato.
2. Adozione Carta dei Servizi
La Carta dei Servizi Scolastici, prevista dal Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 7/6/95, è stata adottata dopo una lunga discussione e una disanima davvero attenta, quasi parola per parola, dei vari paragrafi che la costituiscono. La versione approvata dal Consiglio d'Istituto (valida per l'anno in corso, dato che va aggiornata anno per anno), è disponibile presso la Segreteria dell'Istituto.
In breve: il documento, partendo dalla condivisione dei principi fondamentali della Costituzione Italiana (uguaglianza, dignità, imparzialità e solidarietà sociale), dichiara quelli che sono i contenuti specifici della didattica e dell'attività educativa e formativa svolte nelle scuole dell'Istituto. Vengono illustrati non solo la composizione delle scuole, l'orario delle lezioni e di servizio, l'elenco del personale docente e non docente, gli orari della segreteria e le modalità di accesso ai documenti amministrativi, ma anche il «contratto formativo» che la Scuola offre e che coinvolge docenti, studenti, genitori, organi collegiali e istituzioni del territorio. L'impegno alla responsabilità, alla correttezza e al rispetto reciproco è richiesto alle famiglie attraverso il «patto di corresponsabilità educativa», che viene proposto al momento dell'iscrizione e sottoscritto dal genitore referente.
Nella Carta dei Servizi trova posto anche l'attuale Consiglio d'Istituto, che resterà in carica sino alla fine dell'a.s. 2014/2015, e la definizione degli altri organi di autogoverno della scuola (consigli d'intersezione e d'interclasse, giuridica e tecnica, collegio docenti, comitato di valutazione, giunta esecutiva): queste pagine, nello specifico, possono risultare utili a chi desidera conoscere la normativa che regolamenta la costituzione di questi collegi, con la definizione delle competenze, dei limiti e delle possibilità operative.
3. Regolamento d'Istituto: uscite, visite didattiche, viaggi di istruzione; regolamento alunni scuola secondaria: adeguamenti; regolamento disciplina: conferma; attività di solidarietà
Analogo lavoro, se non addirittura più puntuale, è stato svolto per giungere all'approvazione delle nuove regole che definiscono i criteri di svolgimento di tutte le attività didattiche esterne alla scuola.
Il testo approvato è stato pubblicato sul sito della scuola al seguente indirizzo: http://www.icquintonervi.gov.it/images/stories/CRITERI_Svolgimento_Visite_Giudate.pdf.
Lo scopo perseguito da tutti i componenti del Consiglio, in aperta collaborazione, è stato quello di arrivare a soluzioni quanto più possibili condivise e condivisibili, che garantiscano sia le famiglie che i docenti circa lo svolgimento delle uscite didattiche, che tengano conto delle difficoltà organizzative diverse da scuola e scuola per questioni di organico o di semplice topografia dei plessi, delle esigenze formative delle singole scuole dell'Istituto, della presenza, soprattutto, di alunni con disabilità. Proprio su questo punto sono state recepite in toto le indicazioni emerse al riguardo dal Gruppo di Lavoro sull'Handicap d'Istituto, nel quale il C.d.I. è rappresentato, per la componente genitori, dalla sig.ra Botto.
Il Regolamento degli alunni frequentanti la Scuola Secondaria C. Durazzo è disponibile tramite Web: http://www.icquintonervi.gov.it/images/stories/Regolamento_degli_alunni_2012-2013.pdf.
Il testo proposto all'attenzione del C.d.I. è stato adottato quasi integralmente, eccetto per la precisazione relativa al divieto di utilizzare a scuola il telefono cellulare o altri apparecchi di comunicazione e/o navigazione on line.
Per quanto riguarda il Regolamento di disciplina, sempre relativo alla scuola secondaria di 1° grado, è stato adottato quello pre-esistente dopo aver apportato piccole modifiche al fine di sottolineare la finalità educativa che ogni sanzione disciplinare deve necessariamente perseguire. Il testo è pubblicato all'indirizzo: http://www.icquintonervi.gov.it/images/stories/REGOLAMENTO_DISCIPLINA_medie_2012-13.pdf
4. Visite didattiche/viaggi di istruzione: scelta vettori per trasporto; definizione quote di partecipazione
Il piano delle visite didattiche e dei viaggi d'istruzioni, di uno o più giorni, presentato in C.d.I. nel corso della precedente seduta, è stato reso attuabile attraverso la scelta dei mezzi di trasporto, sia pubblici che privati. Data l'ora oramai avanzata e in considerazione della grande competenza e professionalità della signora D'Antone, i consiglieri hanno rimandato alla segreteria la definizione delle quote di partecipazione.

5. Eventuali comunicazioni: il Consigliere Ageno chiede infine delucidazioni in merito alle attività (in particolare lezioni di inglese e di musica) ed alle uscite programmate per la scuola dell'infanzia di Via Donato Somma, che risultano essere sospese/interrotte, rimarcando altresì l'importanza di queste attività ed iniziative per i bambini, riferendo le numerose perplessità da parte delle rappresentanti di classe e di non pochi genitori. La dirigente fornisce tutte le opportune informazioni precisando in particolare che tali attività sono state temporaneamente sospese per difficoltà economiche e ritardi dei fondi.


Mariacristina Ruggieri







mercoledì 10 aprile 2013

Videogiochi in gita?!


Non so quanto sia prassi consolidata, chi lo permette e perché.

E non intendo approfondire. Mi interessa la questione generale.

Io la trovo una cosa discutibile, e battaglierò sul tema. Non sto a farvela lunga sul perché. Le uscite didattiche sono ore di didattica - appunto - e di educazione alla relazione interpersonale. Che prevede un viaggio, paesaggi, giochi, canzoni, parole tra esseri umani, un'occasione di dialogo e scambio tra alunni e insegnanti, per una volta esterno allo stress della lezione. 

Lo straniarsi con una macchina alienante, forse, è incompatibile a tutto ciò. 

Fatta salva la libertà di scelta, e la fiducia nella responsabilià dei singoli, sarebbe bello metterci d'accordo fra noi genitori, in primis, perché questo non avvenga, MAI, in nessun ordine e grado del nostro comprensorio (o tutti, o nessuno).

Un momento di confronto su un tema educativo importante, null'altro.

Niente videogiochi in gita, e se possibile anche niente utilizzo dei cellulari (tema delicato per i ragazzi delle medie, mi rendo conto) se non per stretta necessità?

Utopia, sì.

Ma questo può essere un buon argomento da trattare nel Comitato dei Genitori, tra i tanti.

Comunque sia, ripeto, nel mio piccolo io battaglierò.

Fatemi sapere cosa ne pensate. 

De Pres, 
Lorenzo Calza

martedì 2 aprile 2013

Il Comitato Genitori, appena nato, muove i primi passi!

Cos'è il Comitato Genitori lo potete leggere per benino cliccando QUI.

L'assemblea del Comitato è stata fissata per giovedì 11 aprile, presso la sede dell'Istituto, in via Antica Romana di Quinto 63B, dalle ore 17.00 alle ore 18.30.

L'ordine del giorno, che vi riporto sotto, è suscettibile di integrazioni, su richiesta dei membri del Comitato (anche attraverso lo strumento del BLOG, nei commenti qui sotto!), entro lunedì 8 aprile p.v.
Eventuali proposte aggiuntive verranno assunte pubblicamente a inizio assemblea, secondo quanto stabilito dallo Statuto.


ORDINE DEL GIORNO

1. sottoscrizione e/o presentazione nuovi membri

2. completamento anagrafica rappresentanti e membri Comitato

3. nomina Collegio dei Rappresentanti di Plesso
 

4. proposte da esaminare e per le quali eventualmente creare appositi gruppi di lavoro:

  • definizione rapporti/contatti con l'amministrazione municipale
  • inserimento progetto "Incomincio da... 3" nel Piano dell'Offerta Formativa dell'Istituto
  • inserimento nuovo articolo nel Regolamento d'Istituto relativo al Comitato Genitori*
  • presentazione manovra salvavita dott. Alberto Ferrando (scuola d'infanzia-mense scolastiche)
  • biblioteche scolastiche: situazione attuale e proposte d'intervento (adesione iniziative legate al Maggio dei Libri 2013, adesione progetto "I libri? Spediamoli a scuola!", iniziative legate alle feste scolastiche di fine anno, ecc.)
  • analisi strutture scolastiche dell'Istituto che presentino problemi (terrazzo scuola E. Fermi, aule succursale via Casotti, ecc.)

5. varie ed eventuali

Vi invito a diffondere tra i genitori di tutte le scuole dell'Istituto le informazioni relative al luogo e alla data dell'Assemblea del Comitato.

Arrivederci
Mariacristina Ruggieri


*Considerato obiettivo principale della Scuola anche quello di sollecitare momenti di riflessione e di approfondimento della comunità educante, in termini di coerenza, di adeguatezza e di confronto fra tutte le componenti dell’azione educativa, il Comitato dei Genitori, liberamente costituito dall’Assemblea dei Genitori in data 20/03/13 e dotato di formale Statuto (cfr art. 15 c.2 D.L 297/94 e DPR 275/99 art. 3 c. 3), viene riconosciuto come strumento di dialogo continuo fra l’Istituto, rappresentato dal Dirigente Scolastico, ed i genitori rappresentati dal Presidente del Comitato stesso.

lunedì 25 marzo 2013

Educazione, parola familiare

Venerdì 5 aprile alle ore 15.00 presso l'aula magna del Liceo Artistico Statale Klee Barabino (viale Orti Sauli n°34, Genova, a monte di via San Vincenzo) si terrà un incontro dal titolo: 
"LA PARTECIPAZIONE DEI GENITORI E IL PATTO DI CORRESPONSABILITA' EDUCATIVA".
Parteciperà il Dott. Davide Guarneri, coordinatore del FONAGS, il Forum Nazionale delle Associazioni dei Genitori della Scuola che comprende: AGE, AGESCI, il Coordinamento Democratico dei Genitori, l'Associazione Famiglia e Scuola, e il MOIGE, cioè il Movimento Italiano Genitori.
 
L'evento assume particolare rilevanza alla luce di un documento emanato dal MIUR, cioè il Ministero per l'Istruzione, l'Università e la Ricerca, in occasione della giornata europea dei genitori nella scuola, tenutasi a Roma il 18 dicembre 2012. Il documento, pieno di belle parole e ottimi propositi, contiene le "linee di indirizzo sulla partecipazione e sulla corresponsabilità" e vuole promuovere, anzi riaffermare, il ruolo delle famiglie nei contesti educativi di ogni ordine e grado. Insomma, un'inversione di tendenza dichiarata rispetto alle discussioni parlamentari, per altro non ancora concluse, sulla riforma degli organi di autogoverno della scuola pubblica. Vogliamo prenderla come una buona notizia?

Vi chiedo di partecipare al convegno e di aderire al Comitato Genitori dell'Istituto la cui prossima assemblea presumibilmente si terrà in un giorno non ancora stabilito a cavallo tra il 4 e l'11 aprile p.v.

A presto
Mariacristina Ruggieri 



A-DE-RI-TEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEE!
De Pres Lorenzo Calza

sabato 23 marzo 2013

La testa fra le nuvole

Venerdì 5 aprile, alle ore 18.00, presso la Sala Stampa di Mentelocale (Palazzo Ducale, Genova), si terrà una conferenza dal titolo "Generazione Cloud: essere genitori ai tempi di smartphone e tablet", organizzata dal Centro Studi Erickson e da Infant Massage (Centro Studi Papillon di Genova Nervi), in collaborazione con www.educareweb.it.

Per l'occasione verrà presentato il saggio "Generazione Cloud", edito quest'anno dal Centro Studi di Trento, il cui scopo programmatico è "fornire agli educatori — genitori, nonni e insegnanti — non competenze tecniche o informatiche bensì la cornice culturale, le modalità di approccio e le indicazioni che possono aiutarli e sostenerli nella loro azione quotidiana a favore della crescita e dello sviluppo dei bambini e dei giovani nell’Era digitale".

Sarà presente all'incontro il dottor Michele Facci, che è uno degli autori del volume assieme a Serena Valorzi (psicologa e psicoterapeuta esperta nella prevenzione delle nuove dipendenze) e a Mauro Berti (quest'ultimo sovrintendente della Polizia di Stato responsabile dell’ufficio Indagini Pedofilia).

lunedì 11 marzo 2013

Sono un genitore, il mio ruolo è importante!

 
 Un incontro rivolto ai genitori e agli insegnanti di tutto l'ICS.

Nella fase dell’adolescenza si possono instaurare dipendenze di vario tipo: non solo da alcol, tabacco o droghe, ma anche dal gioco d’azzardo, da internet, dai videogiochi, dalla televisione o dal cellulare, oppure quella cosiddetta da “shopping”, caratterizzata dalla necessità compulsiva di fare acquisti.

Prevenire tali dipendenze è compito soprattutto delle famiglie, che possono adottare modalità educative adatte ad aiutare il bambino a diventare un adolescente libero da dipendenze.
Compito delle istituzioni è aiutare i genitori, perché attraverso loro, agendo sugli stili educativi, si può davvero ridurre il rischio.

Prevenire significa iniziare a “darsi da fare” in tempi non sospetti, quando i bambini sono ancora piccoli.

Per parlarci di “ Prevenzione” e di “Stili di consumo”, ma anche di dipendenza, di sostanze e di comportamenti a rischio,  gli operatori del Servizio per le Dipendenze del levante genovese incontreranno i genitori del Circolo.

In occasione dell’incontro verrà anche presentato: “Incomincio da 3” un percorso di formazione sulle abilità genitoriali per la prevenzione dei comportamenti di dipendenza patologica che si colloca tra le attività di prevenzione primaria.  
Il progetto “Incomincio da 3” è stato progettato, sviluppato e viene realizzato in collaborazione con la Cooperativa Minerva Onlus

All’incontro interverranno la dottoressa Elena Ducci (direttore medico responsabile), la dottoressa Cristiana Busso (psicologa) e l’assistente sociale Cinzia Colombani dellUnità Operativa Ser.T Centro Levante e l’educatore professionale Roberta Facchini per la cooperativa Minerva Onlus

Dove: Teatro Emiliani, Nervi
Quando: venerdi 15 marzo, 16.30
Ingresso libero

Genova, 11 marzo 2013


lunedì 25 febbraio 2013

Verbale (non ufficiale) del 3° consiglio d'istituto.

 3° Consiglio d'Istituto a.s. 2012/2013– 14 febbraio 2013
Presenze dei consiglieri (14 su 18):
rappr. genitori: Ageno (via Somma), Berardi (Durazzo), Botto (Durazzo), Carbone (Gianelli), Carelli (da Verrazzano), Dentoni (Fermi), Ruggieri (Manfredi)
rappr. docenti: Di Donna (Manfredi), Massone (via Somma), Picasso (da Verrazzano), Roberto (da Verrazzano)
rappr. segreteria: D’Antone, Gorni
dirigente: De Filippis
Presiede Francesca Carbone.
1. Lettura e approvazione verbale precedente
Il verbale della riunione precedente, quella del 19 dicembre 2012, è molto stringato, forse troppo.
Ad esempio, la discussione che si è avuta circa il nuovo orario delle classi a tempo pieno, che è stato deliberato solo in seguito ad una lunga disamina di tutte le possibili alternative, non trova alcuno spazio nella relazione. Abbiamo pertanto chiesto di dedicare maggior attenzione e spendere qualche parola in più, in futuro, alla verbalizzazione ufficiale di eventuali discussioni, anche per giustificare, sulla carta, il tempo che spendiamo seduti attorno al tavolo dell'aula riunioni della Durazzo. Verbale comunque approvato.
2. Programma annuale 2013 / Fondo minute spese
Premessa: il Programma Annuale è l’unico documento contabile annuale predisposto dalle istituzioni scolastiche per lo svolgimento e l’attuazione della propria attività finanziaria. É redatto in regime di competenza, cioè indica le entrate che hanno diritto ad essere riscosse e le uscite che si prevede di affontare nel corso dell’anno. Questo significa che nel programma sono riportate le relative poste di entrata e di uscita a prescindere dall’effettivo incasso e dall’effettivo pagamento degli impegni assunti. Rispetto agli anni passati, si è dovuto tener conto della Nota 8110 del 17/12/2012 che conferma l’erogazione parziale, cioè di solo otto dodicesimi, dei finanziamenti spettanti (manovretta già operata l’anno passato per “centellinare” i pochi fondi disponibili con la motivazione di un ulteriore previsto dimensionamento). Oltre a questo, in attuazione della spending review, sono assegnati solo virtualmente i fondi per le supplenze che saranno gestiti anch'essi attraverso il “cedolino unico” e non iscritti nel Programma Annuale 2013. In sintesi: sempre meno soldi che entrano.
Il programma annuale presentato è il primo dopo la formazione dell’Istituto Comprensivo, e per questo motivo è più complesso e “ricco” rispetto agli anni precedenti. Bisogna infatti considerare che gli alunni iscritti e frequentanti al 1/9/2012 sono 1244, distribuiti in 27 classi di scuola primaria, 4 sezioni d'infanzia e 25 sezioni di scuola media. Oltre alla direttrice, in organico ci sono 126 docenti e 32 non docenti.
Il bilancio 2013 è stato presentato dalla signora Gorni (Direttrice Servizi Generali e Amministrativi, DSGA), che ha spiegato nel dettaglio tutte le voci di uscita su cui i consiglieri hanno puntato l'attenzione. Il programma era già stato approvato martedì 12 febbraio dalla Giunta Esecutiva, costituita da due docenti e due genitori oltre che dalla direttrice, ma qualche curiosità c'è stata ugualmente.
Rispetto ai bilanci dell’ex direzione didattica le differenze sono notevoli, a partire dalla quantità complessiva di denaro che viene gestita dalla scuola. Tra l’altro la contabilità delle numerose attività svolte dalle medie, per lo più finanziate con fondi privati dei genitori, rendono il documento decisamente complesso, sebbene la DSGA ci abbia fornito un prospetto esplicativo molto utile delle entrate e delle uscite (di cui molte in previsione, dato che l’anno solare è appena cominciato e che il primo trimestre dell’anno scolastico è già stato conteggiato nel programma 2012 e approvato dal Commissario)
Per le scuole primarie, emerge il fatto che le spese relative ai progetti finanziati con i contributi delle famiglie (contributo volontario POF) sono di difficile rendicontazione, sia perché i soldi richiesti arrivano con difficoltà, forse dovuta al fatto che quest’anno non c’è stato bollettino postale prestampato, sia perché questi fondi vengono versati in un c/c postale e periodicamente prelevati per passarli su quello bancario, rendendo di fatto difficile il conteggio aggiornato.
In ogni caso, i progetti per le primarie che vengono pagati integralmente con questi fondi sono, come stabilito dal precedente Consiglio di Circolo:
progetto Coro: 8 ore per tutte le classi delle primarie con l’ins. Paraninfo (in previsione 10 ore)
progetto Arte: Tocco quindi imparo per le classi prime e seconde
Ceramica per le classi terze
Professione illustratore per le classi quarte
Arte insieme per le classi quinte
La componente genitori del Consiglio di Istituto ha richiesto che la prossima volta vengano preparate delle schede dettagliate (analogamente a quanto accade per i progetti della secondaria) dei singoli progetti integrativi dei POF delle primarie, al momento raggruppati in un'unica scheda denominata "progetto primaria".
Veniamo informati che non è ancora certa l’attivazione dei progetti della scuola d’infanzia e primaria gestiti dai docenti dell’Istituto con orario aggiuntivo.

3. Piano visite guidate
E qui son dolori, perché di fatto non si è deciso nulla, pur avendo discusso a lungo.
Giusto per essere chiari, va precisato che al Consiglio di Istituto spetta deliberare solo sulle gite d’istruzione che avvengono fuori del territorio comunale. La Direttrice ci ha illustrato le richieste ricevute per diverse classi, sia delle elementari che delle medie, con destinazioni diverse, da Lucca a Viareggio, fino a Roma passando per Isola d’Elba, gite che come C.d.I. abbiamo approvato in toto, considerando l’importanza e il valore di simili esperienze per queste fasce di età.
La direttrice si è comunque riservata di verificare, oltre alla validità del progetto didattico, la disponibilità delle insegnanti. Solo previa autorizzazione della DS, verrà scelta la ditta di autonoleggio cui affidare la commessa; probabilmente ce ne occuperemo in occasione del prossimo Consiglio d’Istituto, fissato per il 19 di marzo. Non ci perdiamo una festa che sia una: prevediamo l’eventualità di una riunione anche la vigilia di Ferragosto!
Per quanto riguarda invece le uscite didattiche all’interno del territorio comunale, la norma prevede che non sia necessario il passaggio tramite il Consiglio d’Istituto. L’autorizzazione viene concessa direttamente dal Dirigente Scolastico a patto che la richiesta, presentata dalle insegnanti, soddisfi una serie di «requisiti» che ancora non ci sono completamente chiari. Spulciando un po’ la normativa vigente messa a disposizione dal WEB, si legge che, anche per quanto riguarda le uscite di un solo giorno, non può essere effettuato alcun viaggio o visita d’istruzione se non partecipano almeno i 2/3 degli alunni delle singole classi coinvolte oppure se la data prescelta cade nell’ultimo mese di lezione. Invece, nel conferimento dell’incarico di «docente accompagnatore», il dirigente scolastico deve tener conto dell’effettiva disponibilità del docente e dell’eventuale sostituto. Questo particolare, considerato l’esiguo numero di insegnanti in servizio su scuole con poche classi, diventa di fondamentale, essenziale rilevanza per poter anche soltanto pensare di organizzare la più semplice delle visite guidate...
A tale riguardo è stata insistemente richiesta, da parte di Cristina Ageno, una delucidazione su quanto accaduto di recente alla scuola Manfredi dove due uscite didattiche (già programmate, presentate in consiglio d'interclasse, organizzate e parzialmente pagate), sono state «bocciate» dalla direzione senza che alle famiglie degli alunni siano arrivate le necessarie motivazioni. La dirigente ha parlato di una procedura non corretta nella richiesta di autorizzazione avanzata dalle docenti interessate e da qui è sorta una discussione molto animata che ha coinvolto non solo i genitori presenti, ma le stesse insegnanti, le quali hanno fatto presente le difficoltà sempre crescenti, anche a causa di un'eccessiva rigidità nel seguire l'iter burocratico, nell'organizzare e nello svolgere, più semplicemente, il proprio lavoro. Dal punto di vista delle famiglie, invece, la questione principe è la mancata comunicazione: se la scuola si ostina a non informarle, limitando o tentando di contenere il coinvolgimento degli strumenti che ha a disposizione (gli organi collegiali in primis, i rappresentanti in secondo luogo), l'intera vita dell'Istituto diventa sempre più complicata e inutilmente faticosa.
Un'altra questione emersa durante la disanima di questo punto all'o.d.g. si riferisce alla partecipazione di alunni in situazioni di handicap. Su questo, come se non bastasse, la legge è un pochetto sibillina, dato che recita così: «nel caso di partecipazione di uno o più alunni in situazione di handicap, si demanda alla ponderata valutazione dei competenti organi collegiali di provvedere, in via prioritaria, alla designazione di un qualificato accompagnatore nonché di predisporre ogni altra misura di sostegno commisurata alla gravità della menomazione». Secondo alcuni interpreti, in presenza di disabilità lieve la scuola potrebbe decidere di non aggiungere un accompagnatore in più per l’alunno con handicap e la dirigente, in effetti, ha presentato questa eventualità, che andrebbe definita e regolamentata all’interno del regolamento d’istituto.
4. Regolamento di Istituto: criteri assegnazione docenti alle classi e criteri formazione classi
Eccolo qua. Di fatto, un vero e proprio regolamento il nuovo Istituto ancora non ce l’ha. Alcuni articoli, dedotti dai precedenti Statuti (quello della direzione didattica e quella della scuola media Durazzo), sono stati accorpati e approvati a dicembre dal Consiglio d’Istituto, ma molte altre voci sono ancora tutte da creare.
Nell'ultimo consiglio sono stati deliberati gli articoli che regolamentano l’assegnazione dei docenti alle classi, rimessa, come è giusto, al DS (Dirigente Scolastico), pur nel rispetto di criteri assolutamente condivisibili: la continuità didattica sulla classe, la valorizzazione delle singole competenze e l’assegnazione, ove possibile, di almeno un insegnante di ruolo per ogni classe.
Per la formazione delle classi prime, l’articolo approvato prevede che siano formati dei gruppi quanto più possibile omogenei ed equilibrati, anche in base all’età o all’iscrizione ai corsi di attività alternativa.

5. Calendario scolastico: chiusura elettorale

Scuola chiusa per tutti gli alunni dell'Istituto lunedì 25 e martedì 26 febbraio. Naturalmente si è parlato della possibilità di fare delle eccezioni per le scuole che non sono sede di seggio, ma è stata considerata dai più un’eventualità discriminante e comunque non realizzabile, dato che la stessa sede della dirigenza è interdetta perché seggio elettorale. Senza segreteria, far funzionare le scuole diventa complicato e inutilmente rischioso. Quindi tutti a casa.

6. Attività da retribuire con il Fondo dell’Istituzione Scolastica

Il Fondo dell’Istituzione Scolastica è assegnato dallo Stato per lo svolgimento di attività di istruzione, di formazione e di orientamento proprie dell'istituzione interessata: nel nostro caso verranno retribuiti i collaboratori della dirigente, le attività connesse al presidio dei plessi e al coordinamento organizzativo, sia dei plessi che delle diverse commissioni, la disponibilità alle supplenze brevi da parte dei docenti dell'Istituto, i collaboratori scolastici e il personale amministrativo che è stato coinvolto intensamente negli ultimi mesi sia nella riorganizzazione degli uffici, avviata e non ancora perfezionata grazie a molte ore di straordinario, che nel supporto alle iscrizioni al nuovo anno scolastico, il personale ausiliario per la sostituzione dei colleghi assenti, il supporto alla didattica, la pulizia delle aule di refezione e delle aule interessate da opere di risistemazione edilizia...
Al termine della riunione si è provato a sondare un po’ l'andamento delle iscrizioni al prossimo anno scolastico, ma la Dirigente ha spiegato che, con questa novità dell'iscrizione telematica, non è possibile avere un quadro aggiornato della situazione almeno sino alla chiusura delle stesse, prevista il 28 di febbraio. Anche in seguito a tale data bisognerà attendere le informazioni direttamente dal Ministero prima di poter procedere alla formazione delle classi.
Questo genere di risposta è di routine, diciamo, e come tale va interpretata. In ogni caso, resta il fatto che per l'a.s. 2013/2014 sia stato previsto un calo di circa 94 studenti, il che potrebbe equivalere alla perdita complessiva di 5 o addirittura 6 classi per tutto il plesso.
Torneremo sicuramente sull’argomento nei prossimi incontri.

Alle 19 abbiamo finito!

Mariacristina Ruggieri
Anna Dentoni