martedì 25 novembre 2014
Lettera d'amore alla scuola pubblica
Quando ero piccola, vedevo mio nonno sfogliare le pagine di un vecchio (e un po’ muffito) vocabolario. Mio padre studiava la sera, dopo il lavoro, per prendersi il “diplomino”. Mia madre leggeva libri, riviste e enciclopedie. Mia sorella leggeva e scriveva perché andava a scuola già da un pezzo. Io ero l’analfabeta di casa. Desideravo andare a scuola, per avere quello che ai miei genitori e al nonno era stato negato: saper leggere, saper scrivere e far di conto.
Prima di me, in famiglia, la scuola era stato un sogno inappagato. Difatti, i miei s’arrangiavano con il “fai di te”. Io potevo contare su una scuola per tutti, dunque anche per me, nipote di un calzolaio e di una sarta, figlia di un meccanico e di una casalinga. Bella gente la mia gente di casa, che amava la scuola che non aveva avuto e che ora, per fortuna, poteva offrire a me.
Non fu tutto rose e fiori, come immaginavo io. Era una scuola, la mia, dove imperava l’autorità, la selettività, una certa burbera e indifferente considerazione dei bambini. Però c’erano i libri, l’alfabetiere e una maestra che, pur non amandoci, dedicava tempo a insegnarci l’ABC (come si diceva). E poi c’erano i miei, a casa, che discutevano, chiedevano, scoprivano con me la bellezza di sapere le cose, di andare a cercare quel che ancora non si conosceva, di pensare insieme e non sempre allo stesso modo. Ma farsi delle domande e sapere che le risposte si potevano cercare… beh, era una bellezza!
Ho frequentato una scuola pubblica piena di difetti. E che pure ho amato. Così tanto che ho deciso di insegnare. Per amore, senza dubbio. C’erano stati – per mia fortuna – mentre crescevo dentro una scuola dura, pedagogicamente volta al passato, alcuni giovani maestri, educatori che avevano immaginato il futuro e lo avevano costruito nel presente. Si chiamavano Gianni Rodari, Bruno Ciari, Loris Malaguzzi, Lorenzo Milani. Entrai, da insegnante, in una scuola giovane, piena di fermento. Trovai una vita durissima. Niente sconti a chi lavorava. Pochi soldi. Tanta fatica.
Niente facilità ma molta felicità. Quella contentezza, dico, che viene dalla fatica di aver trovato una strada di risveglio, di pensiero, di prospettiva per i bambini. Tutti. Insegnavo e ho continuato - per parecchi anni - a insegnare in scuole in cui sedevano uno accanto all’altra il bambino che viveva in una casa senza corrente elettrica e la bambina che abitava in una villa. Due mondi separati che si confrontavano, qualche volta si univano, altre volte si allontanavano ma che trovavano uno spazio di convivenza e di sapere comune sui banchi di scuola. Una scuola che non faceva sconti né agli insegnanti né ai bambini ma che si proponeva di non far parti uguali tra disuguali e che, negli anni seguenti, ha cercato di crescere persone e pensiero. Nello stesso tempo, persone e pensiero, perché questa è l’educazione pubblica: offrire opportunità di conoscenza a tutti, dare a ognuno la libertà di scoprire se stesso, le proprie attitudini, i desideri.
L’amore, si sa, è una costruzione. E spesso s’accompagna al disamore. Salvo poi… tornare a un nuovo amore, a una passione. Ci scopriamo pieni difetti, carichi di aspirazioni, forti di molte debolezze, capaci di lampi di genio e di ostinazione. La scuola pubblica, quella “di tutti”, è fatta così, di chiaroscuri. È la scuola del giardino coi pavoni e della casa senza luce, della lingua pigra del benessere e della lingua ruvida dell’escluso, della spavalderia dell’adolescente ribelle e della paziente fatica dell’insegnante, del forte e del debole, dell’amore e del disamore. È una scuola imperfetta, proprio perché è di tutti. Amo questa scuola difettosa, appassionata e tentata dal disamore, mortificata eppure orgogliosa di sé, capace di desiderare un mondo nuovo. Credo di non essere sola in questo amore.
Roma, 2 marzo 2011
Luisa Mattia*
*romana, PREMIO ANDERSEN 2008. Scrive i testi per la trasmissione “Il giornale del Fantabosco” (RAI TRE) ed è autrice, dal 2004, di MELEVISIONE (RAI TRE). Scrive i celebri gialli per ragazzi I misteri di Teo, e altri vari testi anche teatrali.
Il dente batte…
Patrizia Rinaldi è una donna partenopea, l'ho conosciuta. All'inizio sembra che nemmeno ti guardi, poi ti
guarda. E gli occhi le parlano. Poi scopri il discorso. Molto
partenopeo, sempre col dramma in punta di ironia, o viceversa. "Adesso scappa" è una novella a fumetti, ambientata nel mondo degli adolescenti,
intorno alla figura di Maddalena, con la cornice di un professore.
Avete presente "Pompeo" di Andrea Pazienza? Ecco, c'entra niente. O
forse un po' sì, nel vorticare della cose intorno a
una lingua. Qui la lingua batte sul dente, dove duole. La donna
partenopea ha fatto la scelta migliore: rifuggire lo slang, non
inseguire, ma immergere tutto in un territorio di comprensione
reciproca. I dialoghi, i titoli, i graffiti rupestri, sono una nuotata
nello spazio - tra i muri degli edifici e i parchi - nel tempo -
scandito dalle campanelle tra un'ora e l'altra e dal fisico che cambia,
da un giorno all'altro. Come la bocca, che si libera dal ferro. «Poi
all'improvviso Alessandro si gira e mi bacia. Sta succedendo a me, la
bocca è mia.» Il bullismo è il non sapersi affrontare, la crescita lo
sforzo di saperlo. Il ferro ai denti proteggeva una prigionia. La
liberazione costa un dente. Anche Marta Baroni disegna che all'inizio
sembra manco guardarti. Poi la guardi bene. E lei risponde. Una chicca
imperdibile, per chi porta l'apparecchio, per chi sta togliendoselo, per
mamme e papà che vogliano fare benzina. Per chi si sforza di saperlo.
venerdì 21 novembre 2014
La testa tra le nuvole: emozioni e personalità nella scrittura a fumetti
Lunedì 24 novembre 2014.
Seconda puntata del progetto "Leggere le emozioni" dell'Istituto Comprensivo Quinto Nervi: quattro chiacchiere spensierate con niente-po'-po'-di-meno-che
Seconda puntata del progetto "Leggere le emozioni" dell'Istituto Comprensivo Quinto Nervi: quattro chiacchiere spensierate con niente-po'-po'-di-meno-che
Giancarlo Berardi e Lorenzo Calza
Il titolo suggestivo dell'incontro è "La testa fra le nuvole": non resta che presentarsi in piazza Duca degli Abruzzi, lunedì alle 17, per scoprire di che si tratta.
Un'occasione rara, tra l'altro, attesa con un po' di suspense dagli stessi relatori, collaboratori e co-autori di lunga data, ai quali è offerta l'opportunità di scoprirsi assieme davanti a un pubblico che, siamo certi, non farà rimpiangere quello che ha affollato all'inverosimile il Salone Municipale il 5 di questo mese.
Per
agevolare la partecipazione all'incontro, il Comitato Genitori
organizza un laboratorio creativo per bambini che si svolgerà
all'interno dell'edificio e nello stesso orario. Anche il laboratorio è a tema: "Fumettiamo", per un max di 20 bambini/ragazzi, sarà tenuto da 2 educatrici dell'Ass. "Il sogno di Tommi".
Abbiamo pensato davvero a tutto.
mercoledì 19 novembre 2014
Assemblea COMITATO GENITORI
Venerdì
21 Novembre 2014
alle ore 16.45
presso
la Scuola E. Fermi di Nervi
Assemblea per il RINNOVO ANNUALE del
Comitato
Genitori
_____________________________________________________________
Il Comitato funziona.
In due anni ha raggiunto molti degli obiettivi che si era preposti due anni fa (leggi qui: è un post del 31 gennaio 2013!), e per i miracoli, come si dice, ci stiamo attrezzando.
Ci vediamo venerdì, allora.
martedì 11 novembre 2014
Basta compiti?
Tutto parte da un libro, che è diventato una campagna "culturale", un manifesto da sottoscrivere, con adesioni di un certo rilievo:
Coordinamento Genitori Democratici - CGD
Fondazione Montessori
Angela Nava Mambretti - Presidente CGD
Daniele Novara - Pedagogista e Scrittore
Marco Vinicio Masoni - Psicologo e Psicoterapeuta
Alessandro Lumare - Autore di libri illustrati e Atelierista
Giovanna Giuffredi - Psicologa, Scrittrice e Giornalista
Trovate tutto cliccando QUI!
Si stanno raccogliendo documenti, testimonianze, idee in proposito.
Io non riesco a farmi un'opinione definitiva sull'argomento, e ho tenuto il titolo dubitativo… Basta compiti?
Certo, il tema esiste, bisogna capire fino a che punto sia affrontato in base alle esigenze del bambino, e dove entrino in gioco quelle a volte utilitaristiche delle famiglie.
Chiedere di comprimere il lavoro didattico a casa per poter appiccicare MILLE attività alternative al bambino, in gran parte prestazionali, per esempio, non mi sembra una grande idea.
Lavorare di concerto con la Scuola per ragionare con buonsenso sullo studente, sulle strade migliori, al di là degli appelli, mi sembra un' OTTIMA IDEA.
Sacrosanto, quindi, che venga valorizzata la Carta Internazionale dei Diritti dell’Infanzia, che all’art 31 recita: “Gli Stati membri riconoscono al fanciullo il diritto al riposo e al tempo libero, a dedicarsi al gioco e ad attività ricreative proprie della sua età…”
Mi piacerebbe sapere cosa ne pensate, soprattutto gli insegnanti!
De Pres
venerdì 7 novembre 2014
Ecco come distruggiamo la mente dei nostri bambini
Sono molto indignata per la
facilità con cui i nostri bambini vengono giudicati e “torturati”
psicologicamente. E non sto esagerando! Perché la tortura non è solo quella
fisica, ma anche e ai nostri giorni soprattutto, quella psicologica.
Viviamo in una società molto
superficiale, dove i tempi frenetici e la poca pazienza che abbiamo nei
confronti dei nostri bambini e delle nostre bambine, ci spingono a conclusioni affrettate sulle
loro potenzialità e capacità cognitive, purché ci sollevino dall’incombenza di
seguirli negli studi.
Troppo spesso i genitori mi
portano i loro figli emotivamente avviliti, psicologicamente affranti,
demotivati e senza più la minima autostima di se stessi.
Arrivano da me dicendomi che il
loro bambino o la loro bambina ha difficoltà nello studio; che piange perché non
vuole studiare; che non vuole andare a scuola. Me li portano dicendomi che
l’insegnante gli ha detto che sicuramente ha qualche problema cognitivo, e quando
arrivano da me hanno già fatto percorsi con il logopedista e il più delle
volte, il medico, gli ha certificato un ritardo nell’apprendimento.
Ma sapete una cosa? Nel 99% dei casi, il bambino o la bambina non ha niente, recuperando nel giro
di un anno scolastico tutte le carenze!
Mi sono chiesta più volte se voi
vi foste mai domandati come reagiscono i vostri figli a tutte queste chiacchiere
non vere sulla loro capacità di apprendimento. Vi siete mai chiesti cosa
provano? Come stanno? Cosa pensano di tutte quelle ricerche mediche e quelle
esercitazioni alienanti, ai quali vengono sottoposti anche solo perché hanno
una pessima scrittura? Vi siete mai chiesti guardando la calligrafia di un
medico se anche lui fosse disgrafico?
Ve lo dico io cosa pensano i
nostri figli! Pensano di essere inferiori, di essere diversi, stupidi, non
capaci come i loro compagni di classe. E la loro psiche lentamente cambia e
diventa brutta. Perdono la loro autostima, diventano tristi, paurosi e a scuola
non rendono più, non si sentono capaci e si convincono di non riuscire negli
studi; dentro di loro si domandano perché devono continuare a studiare; perché
devono andare a scuola, a cosa serve… perché la scuola non brucia!
Io sono molto indignata! con
insegnanti impreparati nella didattica che si sentono in diritto di
diagnosticare senza averne la competenza.
Sono molto indignata! con la
connivenza dei medici psichiatri che devono trovare necessariamente un’anomalia
in un bambino che ha solo bisogno di essere rispettato nei suoi tempi di
apprendimento, mentre la loro diagnosi è basata su statistiche (vi ricordo che
Albert Einstein ha mostrato la sua genialità solo all’università, risultando
terribilmente carente in tutti i precedenti corsi di studi, soprattutto in matematica; e nonostante oggi
si dica che fosse dislessico, niente e nessuno allora, fortunatamente, gli ha
impedito di credere in se stesso e di diventare ciò che tutti noi conosciamo).
Vogliamo parlare dei logopedisti? Che uccidono il pensiero del bambino
tediandolo con tanti esercizietti che allontanano sempre più il piccolo dalla
scuola? E tutto questo pur di non ammettere che quel paziente non ha bisogno
del loro aiuto, ma solo di una efficace didattica che loro ignorano
completamente.
Ma è tutto un sistema di scarica barile: l’insegnante ai
genitori, i genitori al medico, il medico al logopedista e il logopedista sul
problema diagnosticato dal medico che purtroppo si può migliorare, ma non
curare; e non c’è la cura semplicemente perché non c’è la malattia!
Ma sono indignata anche con voi
genitori! Che non avete la pazienza di ascoltarli i vostri figli; che li
imboccate come se fossero sempre piccoli, senza svezzarli nel rapporto e nella
loro continua e costante crescita di competenze. E questo è un errore grave,
molto grave, perché non permettete loro di crescere, di sviluppare
indipendenza, di conquistarsi quel pezzettino di mondo a scuola, che solo a
loro appartiene. Non avete voglia
di seguire e capire i cambiamenti che la scuola li costringe a sviluppare, non
avete la voglia di capire che il vero problema potrebbe essere nel rapporto con
voi, con la maestra o con i compagni di classe. Perché è così: quasi sempre il
problema scolastico ha le sue profonde radici nel rapporto umano.
Allora non distruggiamo la mente
e la vitalità dei nostri figli, abbiate il coraggio e l’umiltà di valutare il
vostro rapporto, di considerare quello che la maestra ha con vostro figlio o
vostra figlia, prima ancora di intraprendere un percorso diagnostico, che in
quanto tale, nella mente del bambino, riporta sempre e comunque a una malattia
e quindi a una diversità dai compagni di scuola. Ricordandovi inoltre che oggi,
quella che viene comunemente definita dislessia, il più delle volte è un abuso
di terminologia e medicalizzazione su bambini sanissimi per questione di
business. Non confondiamo le difficoltà didattiche e di rapporto con la scusa
della malattia, una malattia che nessuno ha organicamente riscontrato e che si
basa solo su statistiche. Eviteremo così di crescere bambini insicuri, ribelli,
aggressivi, svogliati, tristi, spaventati e senza autostima.
Dr. Tiziana Cristofari
tratto dal blog http://www.figlimeravigliosi.it/
La notizia del SECOLO!
Bell'articolo sul Secolo XIX di ieri, in cui si cita anche questo blog.
Grazie a Edoardo Meoli.
E a Germana, Teresa, Mariacristina, e poi a tutti.
Lorenzo Calza
mercoledì 29 ottobre 2014
Intelligenza emotiva: istruzioni per l'uso
Il 5 novembre l'Istituto Comprensivo Quinto Nervi presenta il primo di una serie di incontri di formazione rivolti a noi genitori.
La sede è quella, elegantissima, del salone di Piazza Duca degli Abruzzi, messo a disposizione gratuitamente dal Municipio Levante, e l'orario è dalle 17.00 alle 19.00.
Riporto la locandina che elenca tutti gli appuntamenti, in modo che ognuno possa segnarsi le date e farsi una prima idea degli argomenti in gioco, per quanto in questi giorni se ne stia già parlando nelle varie assemblee di classe.
Bisognerà ritornarci sopra, comunque, perché quello di "Leggere le emozioni" è un percorso nuovo e stimolante e soprattutto perché fa parte di un progetto didattico e formativo, appunto, su cui la scuola dei nostri figli ha concentrato molte energie e ha coinvolto molte risorse.
L'argomento di mercoledì è talmente affascinante e talmente vasto... le emozioni... urca! che non so proprio come quelle due ore a disposizione potranno contenerlo.
Quand'ero ragazza, essere definitiva "emotiva" non equivaleva a un complimento. Esserlo o dimostrarlo, che poi era lo stesso, implicava una certa debolezza di carattere, una specie di incapacità di giudizio che ti avrebbe impedito di emergere, di affermarti. Era quello che ci veniva chiesto, soprattutto a noi ragazze.
Personalmente, ho scoperto tardi che quel modo di voler essere, un po' duro, poco romantico, troppo sarcastico, era semplicemente un errore di valutazione che non mi stava aiutando granché, perché le emozioni sono quelle che ci permettono di capire davvero quello che ci sta capitando e quello che succede attorno a noi.
Aiutare i miei figli a crescere anche emotivamente è per me il compito da genitore più difficile, forse proprio perché ho faticato tanto a trovare un equilibrio con la mia autostima. E così, giusto per terrorizzare ulteriormente -se possibile- la bravissima moderatrice dell'incontro di mercoledì, mi aspetto davvero e finalmente tutte le risposte ai miei dubbi!!!
;)
lunedì 27 ottobre 2014
I guardiani della nostra galassia!
Nel week-end scorso è toccato a Genova Quinto. Ne parliamo qui, perché tutto è partito da un gruppo di genitori, frequentatori assidui dei Giardini Pubblici della località di levante.
Si è riunito un Comitato, coordinato egregiamente dalle mamme Germana Carelli e Teresa Gigliotti. In sinergia con il Municipio IX, che ha fornito i materiali di base, ci si è buttati nel lavoro di primo "giardinaggio". Decine di genitori e bambini al lavoro, con guanti, rastrelli, cesoie. Nel giro di tre giorni, uno dei piccoli parchi più belli della città ha cambiato volto. Ora si vede il mare.
Alcuni, giustamente, hanno fatto notare che già paghiamo le tasse, e questi lavori non toccherebbero ai cittadini. Ma questo è un altro capitolo, che spetta all'amministrazione argomentare. Per quel che ho imparato io, se queste cose procedono per capitoli di bilancio, pratiche burocratiche ecc ecc, si perdono tempo ed energie.
Bellezza contro bruttezza 1-0, palla al centro!
Lorenzo (non De Pres)
martedì 21 ottobre 2014
Fortuna non è cieca.
Cliccando QUI, vedrai comparire una galleria di immagini. Sono i lavori di Fortuna, la bambina napoletana abusata e poi lanciata da un palazzo. Ci sarebbe da rimanerci ore, a osservare quei tratti nervosi, la difficoltà a organizzare linearmente parole, colori, emozioni, tutto l'inespresso. Uno può dire: "facile, interpretare dopo". Ancora più facile non sforzarsi di interpretare prima. Colpiscono i giudizi della maestra: "Hai disegnato malissimo", "Fortuna lavora bene (aggiunto) solo se seguita individualmente". Ci sta, alla fine uno non è tenuto a capire cosa accade nel recondito, ma quella maestra dovrebbe almeno sapere che non esistono bambini che disegnano MALE, o che non debbano essere seguiti individualmente, quando è il caso. Certo, anche questo è facile senno del poi. Il senno del prima non è previsto, essendo difficile.Lorenzo Calza
mercoledì 15 ottobre 2014
Il futuro di via Casotti...
Venerdì 3 ottobre si è tenuta una riunione
tra i rappresentanti delle classi di via Casotti e il nuovo Dirigente scolastico,
dr. Marzio Angiolani, nel corso della quale sono state illustrate le
problematiche del plesso scolastico ed in particolare gli aspetti relativi alla
sicurezza della struttura.
Ecco un resoconto di quanto
detto.
I primi due
piani dell'edificio, adibiti fino allo scorso anno scolastico ad ospitare la
succursale del liceo King, sono stati “abbandonati” dalla Provincia di Genova,
ente competente alla loro gestione. Di conseguenza non risultano attualmente
presidiati. Ciò causa notevoli difficoltà al personale ATA (bidelli)
soprattutto in occasione di entrate o uscite fuori orario. Il personale infatti
deve scendere al piano terra, di fatto lasciando temporaneamente incustoditi i
locali della scuola media. A parte il disagio del personale, ne deriva che una
parte del plesso scolastico non può essere presidiata a sufficienza. Si
provvederà quindi all'installazione di un video citofono per facilitare gli
accessi, ma risulta indispensabile limitare al minimo entrate e uscite fuori
orario.
Agibilità
aule.
Nel corso dell'estate il Comune ha provveduto a
redigere, tramite un tecnico incaricato, una perizia sul livello di sicurezza
strutturale dell'edificio.
I risultati della perizia hanno escluso
problematiche strutturali ma hanno evidenziato problemi circa la stabilità
dei controsoffitti. Ciò ha reso temporaneamente inagibili alcune aule fino
all'esecuzione di interventi di consolidamento dei controsoffitti. Questo è il
motivo per cui alcune classi sono state spostate in altre aule.
Pur rendendosi
conto del disagio, il dirigente ha sottolineato che lo spostamento è una
misura resasi necessaria per motivi di sicurezza.
Alcuni genitori
hanno poi manifestato l'esigenza di realizzare piccoli interventi destinati a
migliorare il comfort degli alunni (per esempio l'installazione di tende per il
sole), eventualmente anche con fondi propri dei genitori. Il dirigente
scolastico ha manifestato apprezzamento per tale disponibilità ricordando
comunque che l'installazione di qualsiasi elemento all'interno delle classi è
soggetto a regole specifiche (classificazione antincendio, etc.).
Sicurezza
antincendio del plesso scolastico.
Come noto
l'edificio di via Casotti non è dotato di scala antincendio. Il dr.
Angiolani ha comunicato che il Comune (proprietario dell'immobile) ha
finalmente stanziato la somma necessaria per la realizzazione dei lavori. E'
prevista la realizzazione di una nuova scala antincendio interna con
contestuale rifacimento dei servizi igienici e di un ascensore.
La gara
d'appalto per i lavori dovrebbe partire entro fine anno e i lavori dovrebbero
iniziare a giugno 2015 per terminare entro settembre 2016. L'inizio delle
procedure per i lavori di messa in sicurezza è sicuramente una buona notizia
anche se l'entità dei lavori renderà difficoltosa la necessaria divisione tra
area di cantiere ed aule all'interno dell'edificio, tanto che si sta valutando
anche l'ipotesi di trasferire le classi in altre sedi durante i lavori. Ad oggi
è solo un'ipotesi su cui si sta lavorando, nessuna decisione è stata ancora
presa, ma sicuramente la soluzione del problema non sarà semplice e in ogni
caso si dovranno sopportare dei disagi.
Roberto Boni
genitore scuola C. Durazzo - succursale di via Casotti
giovedì 9 ottobre 2014
ALLERTA (in tutti i sensi)!
Stamattina, giro di sms tra mamme. "Degli Slavi" avrebbero provato a rapire un bimbo in una scuola, si invita a stare tutti all'erta. Facciamo così, se la cosa è vera e confermata, ci messaggiamo tutti per avvisarci che è stata inoltrata denuncia, per specificare bene i dettagli dell’episodio ecc. ecc. Visto che ne va della incolumità delle nostre creature.
Ma se appuriamo che la notizia non è vera, stavolta, direi che è il caso di andare fino in fondo. Facciamo una bella catena “al contrario”, risaliamo alla fonte prima della notizia, e la denuncia la inoltriamo in tutt’altra direzione.
Oppure no, non denunciamo nessuno ma ne parliamo fra di noi, magari tenendoci come sottofondo "il Babau" di Dino Buzzati, e la coscienza civile di tutti.
Ci state?
Io, "a questo giro", non lascerei cadere la questione.
De Pres
Ma se appuriamo che la notizia non è vera, stavolta, direi che è il caso di andare fino in fondo. Facciamo una bella catena “al contrario”, risaliamo alla fonte prima della notizia, e la denuncia la inoltriamo in tutt’altra direzione.
Oppure no, non denunciamo nessuno ma ne parliamo fra di noi, magari tenendoci come sottofondo "il Babau" di Dino Buzzati, e la coscienza civile di tutti.
Ci state?
Io, "a questo giro", non lascerei cadere la questione.
De Pres
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