martedì 14 aprile 2015

Volare come delfini!

Francesco Farioli è un ragazzo di sport, ora giovane preparatore dei portieri della Lucchese.
Dopo una tesi di laurea che unisce la filosofia con il ruolo dell'ultimo difensore, fonda il suo "Goalkeeper Project" (di cui inserisco una pubblicità non richiesta da lui). Sono rimasto colpito dall'approccio "olistico", testimoniato dai filmati sui metodi di lavoro. 

Mi è capitato con lui un dialogo a distanza, dove ho capito che il ragazzo farà molta strada. DEVE farla, perché sono le persone così che devono presidiare le nostre centrali educative, di cui lo sport è un tassello fondamentale:

Queste parole "allenano" anche noi genitori:

«Penso spesso a cosa accadrebbe se, in una società di livello, in cui si ha opportunità di scegliere ragazzi di qualità, fosse data loro la chance di sentirsi parte di un progetto di crescita, di potersi confrontare quotidianamente con qualcosa di più grande di loro... Immaginare di fargli vedere una scala molto ripida, composta da molti gradini, facendogli sentire il conforto e l'appoggio che, un allenatore e una società che intende programmare, dovrebbero sempre dare nei confronti dei propri giocatori.
 
La vera scommessa è educare, non allenare.  

Ancor prima che un processo di allenamento, sarebbe importante creare un percorso educativo, perché alle nuove leve, prima ancora che delle doti tecniche e motorie, manca l'idea di lavoro, non perché siano dei fannulloni, ma perché percepiscono la pochezza dei percorsi che gli vengono proposti e l'effimera considerazione che gli viene regalata è frutto soltanto di quella che può essere la piccola parte che possono giocarsi (per altri) nel grande oceano di un gioco sempre più indirizzato verso il business.
Le società sono aziende, è evidente, e su questo purtroppo non possiamo più niente, ma le aziende si possono gestire, vivere e far vivere in mille modi.
Responsabilizzare i ragazzi verso una partecipazione attiva credo sia l'unico modo per creare nuovi piccoli Handanovic, ancor più di una specifica metodologia di lavoro.

In Italia, di allenatori bravi ce ne sono davvero molti, quello che manca sono allenatori che hanno la forza (e la capacità) di far rispettare il loro lavoro.
Perché, tornando al caso specifico dei portieri, tutti pretendiamo portieri che difendano lo spazio alla Neuer e impostino il gioco da dietro come Valdes, però poi li vedi allenare tutti in un angolo con due paletti e senza porta...
"Tanto per allenare i portieri basta quello", dicono.
Contraddizioni del calcio post-moderno.

Tornando ai ragazzi... Manca il tempo che dedichiamo loro! Non solo in termini di qualità, ma anche di quantità. E concordo con te sul fatto che il problema è sociale, non solo sportivo!!! Lo sport è solo una delle possibili metafore rappresentative della vita. Rappresenta un piccolo dramma, in un dramma molto più grande. Mi piacerebbe molto farti leggere la mia tesi! Parla proprio di questo vuoto rappresentato in ambito sportivo che rischia di diventare vuoto sociale. I ragazzi hanno in genere tre momenti formativi: famiglia, scuola e sport. Ed hanno bisogno, per essere e diventare buone persone, di non avere buchi neri in nessuno dei tre settori.
Ma i genitori devono pensare a lavorare e quando arrivano a casa sono stanchi.
A scuola gli insegnanti sono sottopagati e si sentono in diritto di avere il broncio e dare meno di quel che dovrebbero e, quando qualcuno prova a dare, magari trova un genitore che gli dice "tu pensa ai cavoli tuoi che a mio figlio ci penso io!".
A calcio, fin da piccoli, trovano allenatori che pensano nei pulcini di fare le sfide tipo Van Gaal contro Mou... Il delirio dei genitori e l'opportunismo di molti addetti ai lavori... Veri squali in un mare ormai torbo!
Ma, caro Lorenzo, che dobbiamo fare?
Abbassare la testa ed adeguarci?
Tu mi insegni che, in questo mondo di squali, per emergere, bisogna essere delfini.
Differenziare è l'unica ancora di salvezza.»






3 commenti:

  1. ciao a tutti,
    io e mio marito sposiamo molto questo approcio allo sport, non a caso nostro figlio pratica calcio al Don Bosco che più che una scuola calcio come tante più blasonate è un oratorio dove i bambini giocano unicamente per divertirsi. I ritmi di gioco sono molto diversi e l'ambiente è molto famigliare ed amichevole. Naturalmemte ci sono regole da rispettare ed orari, poi durante le partite la voglia di vinvcere e far bene non manca ma non è lo scopo dell'allenamento settimanale che insegna ai ragazzi rispetto ed amicizia, Emi nonostante pratichi altri sport, e non è un calciatore ci va proprio molto volentieri da ormai tre anni.
    Grazie a persone come Farioli Francesco.
    Germana

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  2. Grazie per le rare perle di sportività che avete condiviso, ma PERCHE' cercare qualcosa di EDUCATIVO proprio in un contesto così lurido e degradato come quello del calcio ? Anche ammesso che troviate un ambiente e un allenatore sensati, rischiate di avviare vostro figlio in un percorso dove presto le cose degenereranno: ai ragazzi verrà insegnato a fare i furbi, a simulare e ingigantire le irregolarità subite, a celare quelle commesse, a godere del male altrui etc etc , il tutto in un ambiente educativamente disastroso fatto di papà esaltati che a bordo campo inveiscono contro arbitri e allenatori, ritenendo che il proprio pargoletto sia assolutamente la migliore promessa. Triste, molto triste.
    Perché proprio il calcio, quando perfino una città così decadente e retrograda come Genova offre validissime alternative ben più EDUCATIVE, proprio nel mondo dello sport !!!
    Mi vien da dire pallanuoto, baseball, hockey su prato, per non parlare del "rugby educativo" dove gli allenatori si fano chiamare educatori. Provate a entrare nei corridoi dello stadio Carlini e già sui muri leggerete lo spessore dei valori su cui si lavora. A proposito, i bambini possono provare gratuitamente per tutto aprile e maggio (Non mi son fatto dei problemi a fare pubblicità, visto che a quanto pare in questo blog è ormai un'abitudine consolidata).
    Guardatevi incontro e cercate delle alternative, probabilmente ne troverete molte altre, e soprattutto andate a conoscere chi sarà il diretto educatore di vostro figlio prima di iscriverlo !
    E' solo un consiglio, ovviamente, grazie per l'attenzione.

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  3. Gentile Vallebona. Ho riportato un dialogo avuto con un uomo di sport, colto e preparato, come valore generale, utile a tutti. Il Farioli, manco lo conosco. Se analizza meglio il blog, troverà citati mille argomenti, altri sport. Seguendo un profilo di utilità educativa, che è l'identità del blog stesso. Sull'altro tema sono sensibile come lei. Bisogna evitare pubblicità, diretta o surrettizia, ad iniziative lucrative - studi professionali, negozi, aziende, ristoranti, associazioni - negli organismi scolastici. Il rischio che li si usi in questo modo è sempre alto, dato il bacino d'utenza potenziale delle famiglie del Comprensivo. Per questo cerchiamo di impedire (per quanto è possibile) pubblicità a cose lucrative "prossime territorialmente", come NON è il caso del Farioli. Sulla cultura dello sport abbiamo organizzato un riuscitissimo convegno l'anno scorso. Mi risulta che alle primarie si stia facendo rugby, oltre alla pallacanestro e altro, e mio figlio fa pallanuoto. Non dico in quale società per non far torto alle altre! ;-) Grazie comunque del consiglio, da pres del consiglio (d'istituto). Salutoni!

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