Ho lanciato questo sasso su Facebook, a una vasta platea, in tutta Italia e non solo.
"Quesito per genitori e insegnanti. Nella classe di vostro figlio, ieri, si è
parlato di Giornata della Memoria? Mi interessa anche sapere qual
è il livello scolastico: elementari, medie, superiori…"
Di seguito, le risposte (criptando i cognomi), a cui potete aggiungere le vostre, oltre a ricavarne le dovute indicazioni:
LORENZA: Sì...e hanno proiettato "La vita è bella".[mio figlio fa la quinta elementare]
SABRINA: no. non ne parla nessuno. nonsannno cosa dire..solo nel Liceo Artistico di mio figlio ... io farei vedere il Pianista..farei leggere Orlev. qui a Milano c'è il binario 21...meglio l'acquario..sono anni che lotto..
MICHELA: Si la direttrice stessa solo alle quinte e alle quarte...al colombini dalla grande quasi
DANIELA: Sì. Li hanno portati a vedere "Corri ragazzo corri". Mia figlia è in prima media.
MARCO: il mio l'hanno portato a teatro a vedere uno spettacolo a tema...4° elementare!
LUIGI: Sì
e approfittando del fatto che una bambina curiosa portava in classe da
giorni il suo ''Diario di Anna Frank'',hanno deciso di leggere qualche
passo,promettendosi di farlo con continuità durante l'anno. (IV
elementare)
STEFANIA: No! Hanno giocato con la neve (vivo in Svizzera)
MA: Nelle scuole italiane all'estero si. Si lavora per almeno un mese. Si fanno lavori scritti. Film. Conclusioni.
DANIELA: mia figlia, quarta elementare, è andata a teatro a vedere uno spettacolo sul campo di Terezin.
STEFANIA: Le
mie figlie vanno in scuole svizzere non italiane ! Credo che ci sia un
tempo per tutto... Far conoscere presto la storia del fallimento umano,
secondo me non ha senso! Bisogna smuovere le coscienze degli ADULTI non
oscurare l'ingenuità dei bambini!
VALENTINA: Si...primaria.
MICHELA: Si la direttrice stessa solo alle quinte e alle quarte...al colombini dalla grande quasi 0. Mio figlio quinta elementare,la grande liceo
KATIA: Nella
classe di mia figlia, 3^ liceo, hanno fatto osservare un minuto di
silenzio, senza però nulla spiegare, senza dire che il 27.1.45 vennero
aperti I cancelli del lager di Auschwitz. ...
STEFANIA: Il silenzio... bella cosa! Ma senza spiegare è strano no? Cosa avranno pensato i ragazzi in quel minuto ?! Katia?!
GIUSEPPE: e dal 20 che ne parlano ,3° e 5° elementare.......
MICHELA: Certo
magari parlarne anche in casa aiuta....i miei figli sono molto ben
informati sull'argomento e reputo la cosa necessaria e giusta!
KATIA: Mia
figlia stessa ha criticato questo comportamento, Stefania. È che si dà
tutto per scontato, ed è proprio qui che si annida il pericolo. Sempre.
ANGELA: Ho
due figli, Rosalbino di 18 e Margherita di 9. Frequentano
rispettivamente il quinto liceo scientifico e la quarta elementare. Son
tredici anni che ci sorbiamo sta manfrina! Progetto Gutemberg compreso
KATIA: Angela: "manfrina"?
MAURIZIO: Due
bimbi, materna ed quinta elementare. Al primo no. Alla seconda sì. La
maestra ha parlato loro del nazismo, dei campi, dello sterminio, dei
camini e delle docce, dei capelli e dei denti. Io, come tante altre
volte, sono orgoglioso della maestra di mia
figlia. Grazie alla quale agata conosce i sabini e gli egiziani, ma
anche i Beatles, martin luther king, Nelson Mandela, JFK, Hitler,
Stalin, Ho Chi Min. Scuola pubblica, Firenze, quartiere piccolo medio
borghese.
MAURIZIO: "Manfrina"? Spera non tocchi mai le nostre famiglie Angela. Perché le nostre comunità, invece, ne furono toccate, eccome.
STEFANIA: Maurizio... posso chiederti cosa pensa la tua bambina? Curiosità e per approfondire la cosa! Grazie
MAURIZIO: Ne
abbiamo parlato a colazione, anche con il.piccolino. Non le ho chiesto
di valutare, ho solo ascoltato il suo racconto. Era emozionata, pensando
che quelle cose terribili erano vicine nel tempo, contemporanee alla
gioventù del nonno.
AEGLE: Liceo.
Due conferenze per le quinte sulle leggi razziali, due spettacolo
teatrali (Io mi ricordo e Farfalle). Video dei sopravvissuti italiani
(Memorie). Consegna di diplomi a ex allievi espulsi nel 38 perché ebrei,
intitolazione della presidenza a ex preside ucciso ad Auschwitz.
ANGELA: Non
voglio sembrare irriverente verso le vittime dell'olocausto. .per
carità, ma non si può far lavorare tutto l'anno scolastico, moltiplicato
per 13, su un solo evento della storia..se pur tragico.
STEFANIA: Chissà perché non parlano della tratta degli schiavi... ah già... non è successo in EUROPA!
CATERINA: In
classe di mio figlio (ora fa la prima media) se ne è sempre parlato con
dibattiti, approfondimenti, visione di film. Lo scorso anno Arrivederci
Ragazzi. Oggi La ladra di libri.
TIZIANA: Media, non ne hanno parlato. Quando era alle elementari si
MARCO: Mia figlia, Quarto anno di Istituto tecnico professionale per il design e la moda. Roma. Intera
giornata scolastica dedicata alla Giornata della memoria, con
proiezioni, incontri, dibattiti ed esercitazioni in tema (preparazione
di materiale e cartellonistica).
STEFANO: All'Alberoni di Piacenza ovviamente SI.
FRANCESCA: Sì .mia figlia 3 a media . Hanno fatto serata teatro di lettura di testimonianze e facendo veder filmati toccanti.
ELENA: Noi
ne abbiamo parlato. Come ogni anno. E quest'anno in particolare abbiamo
organizzato uno spettacolo commemorativo in collaborazione col comune
nella palestra della nostra scuola media e mandato in onda il 27 su
Teleromagna mia canale 193. Magari lo si riesce anche a rivedere. Mia
figlia, altra scuola e altra provincia, seconda elementare: ne hanno
parlato con letture e disegni.
AGNESE: Mio
figlio fa la seconda elementare (scuola statale in Piemonte) e si,
hanno parlato della GdM (non so precisamente a quale livello di
dettaglio) e hanno piantato un ulivo nel giardino della scuola.
MARIDDA: Sì.
In quinta e seconda elementare. Il primo con visione a teatro dello
spettacolo "Il bambino con il pigiama a righe", il secondo con letture
in classe del diario di Anna Frank.
SIMONA: No. 4 elementare.
NICOLETTA: Elementari sì tutte le classi. Sarzana.
MARC: Ciao
Lorenzo. Mia figlia ha fatto le elementari in Italia fino alla terza ma
non se ne è mai parlato. Adesso frequenta la seconda medi in spagna e
lì invece se ne parla ( anche lo scorso anno in prima media ).
Quest'estate quando è venuto a trovarmi in agosto, mi ha chiesto di
prenderle il libro di Anna Frank anche in italiano...
PATRIZIA: insegno
in un professionale, ieri siamo tutti andati a vedere "corri ragazzo
corri" , ne abbiamo parlato, ne parleremo, le classi quinte sabato
scorso hanno partecipato a un reading cittadino per la giornata della
memoria. ogni anno se ne parla e ci si confronta. nel liceo di mio
figlio hanno visto un documentario sui rapporti tra chiesa e nazismo, e
miofiglio di 5 anni mi ha chiesto come fosse ilfilm, glielo ho
raccontato frammisto ai ricordi dei racconti di mia nonna, sa che ci
sono posti nel mondo dove i bambini sono meno fortunati e non hanno da
mangiare,da vestire, c'è la guerra, come da noi tanti anni fa....i
bambini non sono scemi
GIACOMO: Sì, io, insegnante di Lettere, l'ho fatto nelle mie classi, seconda e terza superiore. Ho
portato un libro di Primo Levi e uno di Elie Wiesel, ho detto loro
cosa è il Giorno della Memoria, cosa è successo e ho parlato con loro
del perché.
GIACOMO: A
Rimini abbiamo un progetto di livello nazionale che coinvolge
elementari e medie e con uno sforzo speciale sulle superiori, di alto
livello, con alta supervisione scientifica e molti eventi che durano ben
più di un giorno. Non è solo "un evento tra tanti
seppur tragico" ma un evento con elementi storici totalmente diversi da
altri stermini e atrocità (che pure esistono numerose) che per questo
richiede uno sforzo didattico speciale.
GAIA: Genova. Nella
classe di mio figlio (seconda elementare) no, nell'istituto tecnico in
cui insegno per fortuna ci sono due insegnanti che - malgrado
l'ostruzionismo di altri docenti - si organizzano ogni anno per dedicare
una giornata a questo tema coinvolgendo gli studenti a vari livelli.
Una delle due è su Facebook, se ti può servire vi metto in contatto.
PAOLA: Piacenza. Io
nella mia classe (una terza primaria) ne ho parlato partendo dalla
lettura de "La portinaia Apollonia" di Lia Levi. Nella classe di mio
figlio, invece, (una quarta primaria) nemmeno un cenno.
ROSSANA: Se
ti interessa anche il punto di vista di una docente, sì, nelle mie
classi ne abbiamo parlato (superiori), lo facciamo tutti da anni,
organizzando eventi, partecipandovi o semplicemente leggendo
testimonianze, parlando con gli studenti, osservando immagini ...
Insomma, in tutti i modi. Stessa cosa per la Giornata del Ricordo. E col minuto di silenzio al suono della campanella. Ma non si fa così dappertutto?
LUCIANA: Ti
rispondo come mamma e come insegnante. Nella scuola Primaria di mio
figlio Francesco ne hanno parlato, mentre nella scuola di mio figlio
Lorenzo, che frequenta il primo anno di liceo scientifico, no. A casa
peró ne abbiamo parlato a lungo insieme. Come
insegnante ho parlato della Giornata della Memoria sia con i ragazzi
dell'Istituto Tecnico dove la settimana scorsa sono stata supplente di
Storia che con alcuni bambini delle Medie che frequentano la mia ora di
alternativa all'insegnamento della religione. Abbiamo letto
testimonianze e visto un film ("Train de vie").
LAURA: Settimana dedicata all'Olocausto e a tutte le persecuzioni razziali con documenti scritti e video. 2^ liceo
mercoledì 28 gennaio 2015
martedì 27 gennaio 2015
La giornata della memoria
Io credo che sia giusto chiedere ai propri figli se a scuola ne hanno parlato.
E se non è successo, credo sia giusto interrogarsi sul perché.
E questo interrogativo, prima che un giudizio, dovrà diventare un dialogo con la scuola e i propri figli.
Ogni occasione è buona per parlare, anche una mancanza.
Perché non sia mai, mai più, mancanza di memoria.
Lorenzo Calza,
De Pres
E se non è successo, credo sia giusto interrogarsi sul perché.
E questo interrogativo, prima che un giudizio, dovrà diventare un dialogo con la scuola e i propri figli.
Ogni occasione è buona per parlare, anche una mancanza.
Perché non sia mai, mai più, mancanza di memoria.
Lorenzo Calza,
De Pres
domenica 25 gennaio 2015
«Sicurezza e responsabilità in Internet e nei social network»
Mercoledì
21 gennaio, nella palestra della scuola C. Durazzo di Quinto,
l’ingegner Roberto Surlinelli, vice questore della Polizia Postale
di Genova, ha tenuto l’incontro sul tema «Sicurezza
e responsabilità in Internet e nei social network»,
rivolto ai genitori degli alunni della Scuola media e ultimi anni
della primaria.
L’incontro
è iniziato con la visione di un breve ma significativo filmato,
realizzato e distribuito nelle scuole australiane: all'interno di una
classe delle superiori, è mostrato il disagio e la sofferenza di una
ragazza presa di mira da un compagno, col quale presumibilmente ha
avuto una relazione. Questi, in possesso di un'immagine di natura
erotica della ragazza, anziché conservarla sul proprio dispositivo
(come promesso, s'intuisce), inizia a distribuirla ai compagni e allo stesso docente. In un attimo la fotografia, nata in un contesto intimo particolare, sfugge al controllo sia del proprietario sia di chi la possiede
momentaneamente e viene vista da un'intera popolazione scolastica.
L'effetto è equivalente a quello che si otterrebbe appendendo la fotografia
di un/a alunno/a nudo/a all’ingresso della scuola.
Le conseguenze, anche molto gravi, sono facilmente intuibili.
Le conseguenze, anche molto gravi, sono facilmente intuibili.
Nell’immaginario
di un genitore lo scenario peggiore è quello in cui il minore, a
causa dell'uso di un dispositivo mobile di telecomunicazione, viene
approcciato dal pedofilo piuttosto che da un malintenzionato, ma è
altrettanto vero che sono sempre più frequenti scenari del
tipo illustrato dal video, e di conseguenza la
prevenzione diventa fondamentale anche sotto questo aspetto.
Nel
caso in esame, infatti, le
vittime sono entrambi i ragazzi:
in
primis
chi ha subito la violenza, ma chi l'ha effettuata
si trova a gestire, da solo, una situazione difficile e
pesante, anche dal punto di vista dell’imputabilità. La
questione, in effetti, dipende dall’età del soggetto, ma la diffusione di
immagini pedo-pornografiche è punita severamente dalla legge
italiana; oltre a questo, va tenuto conto del danno psicologico subìto
dalla ragazza, che vede la propria fotografia diffusa sui dispositivi
dei propri compagni e degli insegnanti.
Come purtroppo è noto, ci sono stati parecchi casi
di tentativi di suicidio legati a una diffusione incontrollata di
selfie.
Secondo
Surlinelli non esistono "antidoti": se non si vuole perdere il controllo di contenuti di questo genere,
l’unico modo è non produrli, evitare, cioè, questo tipo di
fotografie. Immagini di questo tipo sfuggono facilmente al
controllo di chi le realizza, nonostante tutte le precauzioni che si
può pensare di adottare: il telefono può essere perduto o rubato e
con esso tutti i contenuti privati potenzialmente pericolosi. Internet è spietato, non si può censurare e, quando si
pubblica qualcosa tramite la rete, si accetta implicitamente che
questo qualcosa rimanga per sempre “pubblico”. La probabilità
che ci resti per sempre è infatti molto più alta di quanto non si
creda, soprattutto nel caso di contenuti sessuali, che sono in
assoluto i “più visti” e “cliccati”.
Sono poi stati proiettati su schermo gli estratti di due conversazioni reali
via chat-line,
la prima tra coetanei
e la seconda tra una minorenne ed un pedofilo.
Queste conversazioni
sono state effettuate tramite programmi diffusissimi sugli
smartphones. Un’altissima percentuale degli studenti della scuola
C. Durazzo, incontrati nel pomeriggio di mercoledì dal dottor Surlinelli, ha
ammesso di possedere ed utilizzare un telefono personale in grado di
collegarsi in Internet.
La lettura delle due chat, per un genitore, è molto difficile. Quasi dolorosa. L'approccio sessuale è immediato, diretto, repentino e violento in entrambi i casi. Dopo pochissime battute, la richiesta è quella di scattare delle fotografie o dei filmati senza vestiti o comunque a sfondo erotico e inviarle all'altro. In tutti e due i casi, dopo una resistenza più o meno lunga (questione di ore o di giorni), la richiesta è stata soddisfatta. La "vittima" non ha più di 13 anni. Surlinelli ha citato il caso di un pedofilo (italiano) che è riuscito a irretire due sorelle di 9 e 10 anni.
Per un pedofilo non esiste distinzione tra maschio e femmina: le ragazze non sono più "in pericolo" dei ragazzi e non esiste l'orco che si presenti come tale. Anzi, i ragazzi non possono riconoscere il pericolo proprio perché il tipo di conversazione virtuale tra un pedofilo e una vittima è esattamente identico a quella tra due adolescenti. I pedofili sanno benissimo quali parole usare, quali argomenti e in quale modo affrontarli, conoscono benissimo le debolezze e le insicurezze di un adolescenze e utilizzano un modus operandi destinato al successo.
Per un pedofilo non esiste distinzione tra maschio e femmina: le ragazze non sono più "in pericolo" dei ragazzi e non esiste l'orco che si presenti come tale. Anzi, i ragazzi non possono riconoscere il pericolo proprio perché il tipo di conversazione virtuale tra un pedofilo e una vittima è esattamente identico a quella tra due adolescenti. I pedofili sanno benissimo quali parole usare, quali argomenti e in quale modo affrontarli, conoscono benissimo le debolezze e le insicurezze di un adolescenze e utilizzano un modus operandi destinato al successo.
In
risposta alla domanda di un genitore riguardo i filtri
da applicare ai telefoni cellulari, il relatore ha spiegato che
esistono sì
dei
programmi, ma tutti
con grossi limiti: i filtri, infatti, funzionano su black
list
basate su parole o sui siti visitati e quindi, pur filtrando, ad
esempio, il termine «sesso» durante la navigazione, non si impedirà
l'accesso a siti che contengano la stessa parola scritta in altre
lingue. Per non parlare poi del fatto che l'aggiornamento del motore che
blocca l'accesso a determinate pagine non può materialmente reggere
il confronto con la velocità con cui nascono pagine o siti di
contenuto pedo-pornografico. Il filtro, però, può rendersi utile
durante l'attività scolastica, quando è garantita la presenza di un
adulto e dove la scrematura grossolana effettuata da una black list
può effettivamente alleggerire il lavoro di controllo
da parte dell'insegnante. Durante la navigazione da
casa, però,
laddove non ci sia
la vigilanza
dell'adulto, il filtro può addirittura risultare controproducente:
il genitore, prestando un'eccessiva fiducia al filtro, potrebbe
allentare il controllo e abbandonare il minore a tutti i rischi della
rete. Si crea, in
pratica,
una falsa
percezione di sicurezza
che può condurre
a
situazioni critiche.
Si
può concludere dicendo che il
filtro ha una
sua praticità
quando il bambino è ancora piccolo e
poco esperto; man mano che cresce, esso
diventa inutile perché qualsiasi adolescente è in grado di
toglierlo
o modificarlo
a piacimento.
Insomma, un
controllo
automatico non potrà mai sostituire la presenza di un genitore,
che è in grado di spiegare al proprio figlio quali sono i contenuti
“non idonei” con cui può venire in contatto.
Se
vogliamo proteggere i nostri figli, dobbiamo fare
rete tra genitori.
La
sicurezza informatica su Internet è paragonabile ad una catena:
basta che si spezzi un anello (un alunno che mostri ai compagni un sito pericoloso), e tutti sono
in pericolo.
Stesso
discorso per i social
network
e
le amicizie
online.
Un'eccessiva
leggerezza nell’accettare le “amicizie” da parte di un solo
ragazzo può
mettere in pericolo tutti gli altri. Utilizzando
come
esempio Facebook, se un malintenzionato riesce a carpire la fiducia
di un minore e a farsi accettare come “amico”, automaticamente
avrà a propria disposizione l’elenco di tutti i suoi amici e
conoscenti. Ecco perché, in base alla propria esperienza come
poliziotto, il dottor Surlinelli ha chiaramente detto e
ribadito
che non si sentirebbe al sicuro sapendo il proprio figlio di 11 anni
in possesso di un dispositivo con cui collegarsi ad Internet in
qualsiasi momento: non c'è
solo
il rischio di entrare in contatto con un'enorme quantità di
materiale pornografico, ma è da valutare la facilità con cui il
ragazzo può aver a che fare con il gioco d’azzardo, altrettanto
pericoloso.
I
genitori hanno il dovere
(non
solo il diritto)
di
controllare i propri figli
e per farlo devono essere al passo con i tempi, aggiornarsi e
conoscere il funzionamento degli strumenti usati dai giovani.
Surlinelli
ha narrato il caso di un padre che, avendo proibito al figlio di
utilizzare Whatsapp -attraverso il quale aveva diffuso proprie
immagini-, non si era accorto che questi aveva continuato a seguire
la medesima condotta utilizzando un altro programma analogo
(Telegram).
A
proposito di
Whatsapp,
di sicuro l'applicazione più diffusa tra i giovani proprietari
di smartphones, dev'essere ben chiaro
a ogni
genitore che
si tratta di un programma molto, troppo versatile, e che questa
enorme facilità d'uso comporta dei rischi. È infatti possibile
possedere nella propria rubrica un numero telefonico senza essere
conosciuto dalla persona cui quel numero appartiene. In pratica,
chiunque, malintenzionato o no, può facilmente possedere il numero
di telefono di nostro figlio e contattarlo.
Ad
ogni numero, poi,
è spesso associata un'immagine: va da sé che è
possibile recuperare tutte le fotografie associate ai diversi
numeri di telefono e creare (cosa che succede spesso e con cui la
questura di Genova ha spesso a che fare)
elenchi
di soli bambini contattabili
via Whatsapp.
Pertanto
è indispensabile controllare
quotidianamente,
se non più volte al giorno, i cellulari dei propri figli,
controllare la cronologia delle navigazioni (sperando
che non le abbiano cancellate), le
varie chat, controllare le
nuove
applicazioni, impedire
l'uso di
password personali
che non siano note ai genitori. I ragazzi devono essere consapevoli
che i propri genitori hanno il dovere, per legge, di vigilare
e controllare le loro frequentazioni.
Esiste la possibilità di controllare in remoto i dispositivi altrui, ma, a parte il fatto che si tratta di un'invasione decisamente "pesante" della privacy, si tratta di programmi sviluppati per tutelare la proprietà dei dispositivi in caso di furto. Questi programmi permettono effettivamente di localizzare, tramite GPS, il cellulare su cui sono installati, consentono di capire se sono state inserite altre sim card, visualizzare le reti wifi prossime, leggere gli ultimi sms o gli ultimi numeri chiamati. Controllare in questo modo Whatsapp non è semplicissimo, ma indubbiamente, con un po' di pratica, è possibile estrapolare la cartella relativa alla messaggistica ed eventualmente, in caso di chat cancellate, recuperarne il backup.
Non è questo, però, il modo migliore di vigilare, per un genitore.
L’attività di controllo dei genitori è importantissima.
Gli agenti di Polizia Postale in Italia sono circa 2.000, di cui circa un centinaio operanti in Liguria, e si occupano sia di prevenzione (entrando nelle scuole, ad esempio) che di repressione. In questo caso sono fondamentali le segnalazioni, soprattutto da parte delle famiglie dei minori coinvolti, ma il lavoro è svolto anche sotto copertura. Due mesi di attività di questo genere (inserendo
in rete materiale pedo-pornografico e tracciando poi gli utenti
che lo scaricano) ha portato alla segnalazione di quasi 800
cittadini!
Altrettanto importante è la sinergia tra genitori nel tutelare i propri figli e i loro compagni/amici. Ecco di nuovo il concetto di "rete di famiglie". La segnalazione di situazioni equivoche è un obbligo anche civile.
Surlinelli ha brevemente descritto un'altra applicazione abbastanza diffusa, WeChat, che presenta delle possibilità comunicative anche divertenti: scuotendo
il telefono è possibile entrare automaticamente in contatto con chiunque stia
nello stesso momento scuotendo il proprio dispositivo. Con un’altra
funzione posso trovare e quindi contattare altri utenti di WeChat
nel raggio di 100 o 200 metri... Per un pedofilo basta mettersi all'uscita di scuola e utilizzare questa funzione per "bloccare" un'infinità di potenziali vittime.
Dopo un'interessante panoramica sulle telefonate anonime, molto in voga sia tra gli adolescenti che tra i malintenzionati (esiste la possibilità di non far comparire il proprio numero di telefono digitando una sequenza di tasti), e sul modo in cui evitarle o smascherarle (il servizio Override offerto da Tim, a pagamento, e quello gratuito offerto da Whooming), si è parlato di Ask.fm. Ask.fm è un social network basato sul concetto della domanda anonima, ma Surlinelli ha voluto sottolineare come non esista l'anonimato: o prima o poi, in un modo o nell'altro, la Polizia Postale è sempre in grado di rintracciare numeri e nomi. Questo concetto è molto importante, a livello di prevenzione: far comprendere ai giovani che tutto quello che si fa, con Internet, lascia delle tracce è un efficace deterrente psicologico.
ERIKA PARODI
Rappr. della classe Iª D della scuola C. Durazzo
ERIKA PARODI
Rappr. della classe Iª D della scuola C. Durazzo
lunedì 19 gennaio 2015
Il mostro di Wireless
«Egli è là, ci irradia dall'alto con il suo tricorno feroce ed impassibile... conta sul fatto che nessuno badi a lui e, proprio quando meno ce lo aspettiamo, ci attacca con i suoi raggi penetranti!»
Scherzi a parte, ma perché dev'esserci il Wireless in una Scuola elementare?
Si presume che gli alunni non utilizzino i loro pc portatili per chissà quali applicazioni o approfondimenti. Immagino che nemmeno le docenti navighino su Internet durante le lezioni... e allora PERCHE'?
Per l'utilizzo del registro elettronico basterebbe tenerlo acceso pochi minuti...
Si presume che gli alunni non utilizzino i loro pc portatili per chissà quali applicazioni o approfondimenti. Immagino che nemmeno le docenti navighino su Internet durante le lezioni... e allora PERCHE'?
Per l'utilizzo del registro elettronico basterebbe tenerlo acceso pochi minuti...
Spero tutti ormai sappiate che le onde elettromagnetiche sono dannose per l'organismo, in particolare per i bambini, anche se tale rischio non è ancora stato quantificato. In pratica SIAMO NOI e i NOSTRI BAMBINI che potremo fornire per primi i dati certi sulle malattie dovute all'elettrosmog.
Le nazioni più evolute e sensate stanno già correndo ai ripari, limitando l'uso del wireless almeno nei locali pubblici frequentati da bambini. Ecco il testo della Risoluzione dell'Assemblea Parlamentare del Consiglio d'Europa del 27 maggio 2011: Ris. 1815 del 21/5/11.
Il problema esiste: si parla chiaramente di vari rischi, fra cui il tumore alla testa (!), si legge che finora i limiti imposti a queste apparecchiature erano basati solo su alcuni aspetti meno dannosi, come il calore prodotto, e non su effetti biologici ben più gravi (!), si invitano i governi europei ad applicare un PRINCIPIO DI PRECAUZIONE... insomma, il PERICOLO C'E' e se non vogliamo ascoltarli presto potranno dirci "noi ve lo avevamo detto...".
A casa propria ognuno può fare quello che vuole, dal wireless al cordless ai babyphon -ci mancherebbe!-, ma almeno a scuola, per quelle ore, potremmo offrire un ambiente il più sano possibile ai nostri figli? Con quale presunzione possiamo negare che queste onde siano pericolose, quando lo sta riconoscendo un sempre maggior numero di scienziati e di nazioni?
Così, infatti, sta accadendo in Germania, nel Regno Unito, in Belgio, a Taiwan, in varie località della Francia (altri esempi qui e qui).
Sembra che come al solito ci siamo lasciati abbindolare dalla novità e dalla pigrizia aderendo in massa al Wi Fi, tanto che quando lo usiamo non ce ne rendiamo conto. Eppure basterebbe poco per continuare a beneficiare di Internet eliminando ogni pericolo: basta solo CABLARE L'IMPIANTO!
Certo, bisogna spendere qualcosa di più, ma non credete che ne valga la pena? Preferiamo davvero rischiare?
Vogliamo che i nostri figli imparino ma ancor più che siano SANI!
Per esempio, potremmo cominciare con lo SPEGNERE IL WIRELESS NELLE SCUOLE e fare la cablatura di un computer per ciascun piano dell'edificio, dove i docenti potranno aggiornare il regitro elettronico, e quelli delle aule di informatica dove, una volta portata la linea, non sarebbe un'impresa collegarvi i vari computer.
Magari non è così facile, ma data la gravità del problema, dobbiamo fare qualcosa!
Le nazioni più evolute e sensate stanno già correndo ai ripari, limitando l'uso del wireless almeno nei locali pubblici frequentati da bambini. Ecco il testo della Risoluzione dell'Assemblea Parlamentare del Consiglio d'Europa del 27 maggio 2011: Ris. 1815 del 21/5/11.
Il problema esiste: si parla chiaramente di vari rischi, fra cui il tumore alla testa (!), si legge che finora i limiti imposti a queste apparecchiature erano basati solo su alcuni aspetti meno dannosi, come il calore prodotto, e non su effetti biologici ben più gravi (!), si invitano i governi europei ad applicare un PRINCIPIO DI PRECAUZIONE... insomma, il PERICOLO C'E' e se non vogliamo ascoltarli presto potranno dirci "noi ve lo avevamo detto...".
A casa propria ognuno può fare quello che vuole, dal wireless al cordless ai babyphon -ci mancherebbe!-, ma almeno a scuola, per quelle ore, potremmo offrire un ambiente il più sano possibile ai nostri figli? Con quale presunzione possiamo negare che queste onde siano pericolose, quando lo sta riconoscendo un sempre maggior numero di scienziati e di nazioni?
Così, infatti, sta accadendo in Germania, nel Regno Unito, in Belgio, a Taiwan, in varie località della Francia (altri esempi qui e qui).
Sembra che come al solito ci siamo lasciati abbindolare dalla novità e dalla pigrizia aderendo in massa al Wi Fi, tanto che quando lo usiamo non ce ne rendiamo conto. Eppure basterebbe poco per continuare a beneficiare di Internet eliminando ogni pericolo: basta solo CABLARE L'IMPIANTO!
Certo, bisogna spendere qualcosa di più, ma non credete che ne valga la pena? Preferiamo davvero rischiare?
Vogliamo che i nostri figli imparino ma ancor più che siano SANI!
Per esempio, potremmo cominciare con lo SPEGNERE IL WIRELESS NELLE SCUOLE e fare la cablatura di un computer per ciascun piano dell'edificio, dove i docenti potranno aggiornare il regitro elettronico, e quelli delle aule di informatica dove, una volta portata la linea, non sarebbe un'impresa collegarvi i vari computer.
Magari non è così facile, ma data la gravità del problema, dobbiamo fare qualcosa!
altri link utili:
http://www.wifiinschools.com/
http://www.centroconsumatori.it/39v200d21667.html
http://www.centroconsumatori.it/39v200d76123.html
Andrea Vallebona
Genitore Scuola L. Manfredi
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