domenica 20 maggio 2018

Matteo Lancini a Genova

Martedì 29 maggio, presso l'Auditorium della Casa dei Salesiani di Genova Quarto, l'associazione TIMIOTERA - LE COSE PIÙ IMPORTANTI, con il patrocinio gratuito del Municipio IX Levante, presenta Matteo Lancini in un incontro gratuito dal titolo

«Abbiamo bisogno di genitori autorevoli.
Aiutare gli adolescenti a diventare adulti».


Il titolo della conferenza fa riferimento all'ultima pubblicazione del notissimo psicologo e psicoterapeuta milanese, presidente della Fondazione Minotauro e dell’AGIPPsA (Associazione Gruppi Italiani di Psicoterapia Psicoanalitica dell’Adolescenza), invitato da Timiotera a parlare non solo di adolescenti, ma, soprattutto, di genitori.
Padri e madri un po'... gelatinosi, piuttosto supporter dei propri figli che educatori, smarriti e angosciati davanti alla delusione che leggono negli occhi dei propri ragazzi, incapaci di aiutarli. Un cortocircuito educativo che sempre più spesso viene rilevato da chi si occupa di adolescenti e che altrettanto spesso viene preannunciato da chi si occupa di bambini. 

Ed è questo il caso del progetto Incomincio da... 3, del quale tante volte si è parlato dalle pagine di questo blog.
Proprio dai famosi percorsi di gruppo di Incomincio da... 3 nasce Timiotera, una giovane associazione di promozione sociale che si è costituita nel nostro territorio per poter (continuare a) parlare del proprio modo di intendere e praticare la genitorialità, per confrontarsi su stili educativi diversi, sui rischi cui i nostri figli sono esposti anche a causa -purtroppo- di una generale tendenza ad assecondarne e promuoverne acriticamente ogni istinto espressivo. 
Martedì sarà anche l'occasione per conoscerla, per capire cosa si nasconde dietro un nome affascinante e misterioso, per ritrovare volti e professioni già noti, per parlare di quelle cose così... importanti, appunto, da poterle dire solo guardandosi negli occhi. 

L'ingresso alla conferenza del dottor Lancini è libero, ma, per questioni organizzative, è consigliata l'iscrizione via mail all'indirizzo segreteria@timiotera.it.

Durante l'incontro sarà possibile acquistare alcuni libri del dottor Lancini, tra cui «Abbiamo bisogno di genitori autorevoli. Aiutare gli adolescenti a diventare adulti» (Milano 2017), grazie alla collaborazione della libreria I LIMONI di Genova.

giovedì 10 maggio 2018

Andersen 2018. i vincitori

Sabato 26 maggio, a partire dalle ore 15.00, al Munizioniere di Palazzo Ducale a Genova si svolgerà la cerimonia di premiazione della 37ma edizione del PREMIO ANDERSEN, l'Oscar per i libri per ragazzi e per i loro autori (scrittori, illustratori, editori).
Alessandro Sanna

Per conoscere i vincitori di questa edizione basta sfogliare la rivista di maggio oppure collegarsi al sito della redazione.
Di seguito alcuni suggerimenti:

MIglior libro 0/6 anni


























Miglior libro 9/12 anni


























Miglior libro senza parole

martedì 1 maggio 2018

Torna il primo soccorso nelle scuole dell'Istituto Comprensivo Quinto Nervi di Genova

Anche quest’anno, il Comitato Genitori dell'Istituto Comprensivo Quinto Nervi di Genova ha organizzato per tutte le classi III delle medie Durazzo e le V elementari dei nostri plessi - da Verrazzano, Manfredi, Fermi e Gianelli - un corso di primo soccorso gratuito della durata di due ore per ogni classe. 

Il nostro scopo è quello di sensibilizzare e far capire ai più giovani che, nel momento dell’emergenza, anche il loro aiuto può essere di fondamentale importanza.
 
Con i ragazzi più grandi abbiamo parlato di BLS (“supporto di base delle funzioni vitali”) e della manovra di disostruzione (manovra di Heimlich) mostrando loro slide, filmati e facendoli provare su manichino.

Abbiamo anche spiegato come funziona un defibrillatore semiautomatico, ormai molto diffuso nei centri sportivi e in alcuni punti della città. 

Con i piccoli, non meno attenti e interessati, abbiamo usato un linguaggio più semplice e comprensibile, concentrando l’attenzione sulla chiamata al 112 (nuovo numero per le emergenze), e facendo provare anche a loro le manovre su manichino. 
Con immenso piacere abbiamo constatato che i nostri ragazzi sono sensibili all’argomento: seguono le spiegazioni, pongono domande ad hoc e capiscono ciò che vogliamo loro trasmettere. 
Come Comitato Genitori cercheremo di portare avanti il progetto continuando a collaborare con professionisti sanitari qualificati e istruttori BLS-D sperando che un giorno questo tipo di “lezione” diventi obbligatoria in tutte le scuole.


Il Comitato ha organizzato un corso BLS-D con utilizzo di defibrillatore semiautomatico, riservato agli adulti, con rilascio di attestato certificato dal 118, che si svolgerà

sabato 12 maggio 2018

Casetta della Musica - Scuola Da Verrazzano
(info e prenotazioni: 3490645257‬ o 3355932201).

Monica, Teresa, Silvia
Laura (referente per la scuola Gianelli) e Sylvia (referente per la scuola Da Verrazzano)

giovedì 5 aprile 2018

Fare il giornale nelle nostre scuole



Miniscoop ha vinto la 15a edizione del concorso «Fare il giornale nelle scuole», un concorso nazionale indetto dall'Ordine dei Giornalisti per avvicinare gli studenti al mondo dell’informazione e, cosa che davvero mi sento di evidenziare in anni così delicati per il mondo dell'editoria e dell'informazione italiana, per valorizzazione l’attività giornalistica scolastica come «strumento di maturazione di una coscienza civile».
Realizzare un giornale (e farlo funzionare nel tempo) è infatti un lavoro impegnativo, uno sforzo intellettuale collettivo che spinge a riflettere sul modo in cui le notizie vengono diffuse, verificate, selezionate, recepite... hai detto niente, insomma!

L'inimitabile zainetto azzurro di Quinto e Nervi è stato selezionato ancora una volta (12° posto per la categoria scuole "scuole elementari"), e proprio poche ore fa è stato premiato nel bellissimo teatro A. Bonci di Cesena dal sindaco Paolo Lucchi, giornalista pure lui, da Riccardo Cucchi, radiocronista sportivo di lunga fama, e da Dino Frambati, consigliere nazionale dell'Ordine dei Giornalisti, che ha tenuto a congratularsi personalmente con le rappresentanze liguri.

Ed eccoli qui, i nostri meravigliosi e indomiti "inviati speciali"!
Vincendo l'emozione di dover salire sul palco e, mamma mia, parlare al microfono davanti a tante persone, hanno presentato il giornalino dell'istituto a tutto il pubblico e alla giuria, spiegando che da oramai tre anni Miniscoop pubblica 3 articoli a settimana, a firma di studenti e studentesse di età compresa tra i 3 e i 14 anni, per un totale di quasi 500 pezzi!
La classe 5A elementare Manfredi, accompagnata dalle maestre Barbara e Raffaella, ha fatto un'esperienza unica e di grande responsabilità, che sono certa non dimenticheranno. 
Oggi eravamo tutti con loro.

domenica 18 marzo 2018

Gli italiani, le italiane e gli stereotipi di genere

In occasione della Giornata Mondiale Contro la Violenza sulle Donne 2017, l'Istituto IPSOS ha realizzato per WeWorld Onlus ​​​​​​​un'indagine sulle opinioni degli italiani a proposito degli «stereotipi di genere».
La ricerca ha individuato i principali stereotipi cui la donna è soggetta intervistando un campione di 1000 persone, uomini (49%) e donne (51%) tra i 18-65 anni.

I risultati dimostrano che molti preconcetti, a partire da quelli di antidiluviana memoria legati al successo professionale e alla maternità, sono saldamente ancorati alla quotidianità dei nostri connazionali e che su questo le differenze di genere non fanno, purtroppo, differenza...
Anzi, come sostengono gli stessi relatori, sono proprio le donne italiane a rafforzarli.


  • Il 33% delle italiane afferma che tutte le donne sognano di sposarsi (gli uomini sono d'accordo al 38%).
  • Il 30% delle italiane, in totale accordo con gli uomini intervistati, afferma che la maternità è l’unica esperienza di piena autorealizzazione per una donna.
  • Il 12% delle intervistate si dichiara molto d’accordo nell’affermare che per l’uomo più che per la donna è molto importante avere successo nel lavoro.
Insomma, per farla breve, la popolazione italiana ritiene sacrosanti anche questi "valori":
  • La donna è capace di sacrificarsi per la famiglia molto più di un uomo (65%)
  • Per una donna è molto importante essere attraente (62%)
  • In presenza di figli piccoli è sempre meglio che il marito lavori e la moglie resti a casa coi bambini (36%)
  • È soprattutto l’uomo che deve mantenere la famiglia (28%)
  • Avere un’istruzione universitaria è più importante per un ragazzo che per una ragazza (17%)
  • È giusto che in casa sia l’uomo a comandare (13%)
Stando così le cose, non ci si può più davvero stupire e forse neanche indignare dell'infografica realizzata dall'ISTAT per la Giornata Internazionale della Donna 2018: 


Siamo più istruite, ma vi diamo poco peso; ci informiamo di più, ma male; impieghiamo il tempo libero in attività culturali, ma sarebbe meglio se restassimo a casa a friggere polpette.


Marco Chiesara, presidente di WeWorld Onlus, è uno dei pochi che non si fa illusioni: per combattere la violenza domestica "sommersa", cioè non dichiarata o non percepita, e quella "assistita" (cioè quella subìta dai minori che assistono, appunto, alle violenze tra le mura di casa), «ogni giorno bisogna combattere gli stereotipi là dove si pensa che non possano esistere: nella mente delle donne stesse».
Intervistato da Greta Di Maria per D.it, il periodico online di Repubblica, dichiara che, oltre agli stereotipi di genere messi in risalto dall'indagine IPSOS, sono allarmanti i dati sui comportamenti discriminatori nei confronti delle donne ritenuti "accettabili".
Riporto dall'articolo:
  • per il 19% degli intervistati è accettabile scherzare e offendere con battute a sfondo sessuale;
  • per il 17% è accettabile fare delle esplicite avances fisiche;
  • per l’8% è accettabile umiliare verbalmente una donna.
Inoltre, per il 10% degli intervistati è accettabile costringere una donna a cercare un altro lavoro, impedire ad una donna qualsiasi decisione sulla gestione dell’economia della famiglia, controllare le amicizie della donna (8%), rinchiudere una donna in casa e controllare uscite e telefonate (7%), insultare o minacciare (6%) e requisire lo stipendio a una donna (5%).
«La strada per raggiungere la vera parità di genere parte dal modo in cui le donne considerano se stesse fin da piccole» conclude Chiesara, «cambiare le mentalità è un processo molto lungo [...] la violenza si combatte con la prevenzione e la prevenzione deve passare necessariamente anche da una corretta educazione».

M. Ruggieri







lunedì 5 marzo 2018

La «mitica staffetta»


La «mitica staffetta» è un progetto didattico integrato al piano triennale (2016/2019) dell'offerta formativa dell'Ist. Comprensivo Quinto Nervi di Genova. 
Rientra in un percorso di promozione del libro e della lettura che dalla nascita del comprensivo imperversa nelle classi di Quinto Nervi con una energia davvero inesauribile. 
E' un lavoro complesso, a più livelli, dentro e fuori la scuola, che richiede tanto impegno, tanta buona volontà e per il quale c'è sempre bisogno di aiuto.
Da qui, tanto per dirne una, è nato Miniscoop ed è sempre da questo serbatoio di idee che attingono le tradizionali «mostre mercato del libro», le stesse biblioteche scolastiche, gli incontri degli studenti con scrittori, artisti e scienziati (Sara Boero, Andrea Valente, Alberto Bergamini, Anselmo Roveda, Andrea Musso, Eric Siake, Lorenzo Calza, Sabrina Gasparini, Eva Pisano, Davide Morosinotto, Stefano Andres, Franco Picetti...), i seminari per genitori e insegnanti (Giancarlo Berardi, Francesco Langella, Giorgio Matricardi, Barbara Antongiovanni, Natale Calderaro, Milena Lanzetta, Pietro Fabbri, Maria Flora Giubilei, Ass. Mabota, Massimo Recalcati...), le feste di fine anno ai giardini di Quinto. 
Tanta roba, verrebbe da dire, eppure non è abbastanza.
Gli stimoli alla lettura e alla scrittura sono inesauribili ed è importante offrirne sempre di nuovi e uno di questi è proprio la staffetta letteraria del progetto LEGGERE I MITI. EROI ED EROINE DAL PASSATO AI GIORNI NOSTRI.
Una proposta che è piaciuta ai docenti e, fantastico a dirsi, ancora di più agli studenti, e che sta iniziando a dare frutti sorprendenti.
Quando in redazione di Miniscoop è arrivato il primo contributo, quello che potete leggere oggi sul giornalino online dell'Istituto, abbiamo fatto tutte un balzo sulla sedia. 

Franco Lorenzoni, maestro elementare e scrittore notissimo a chi si occupa di scuola, ha scritto per noi l'inizio di un racconto che è stato poi concluso dalle bambine e dai bambini di molte classi dell'Istituto. A gruppi di classi parallele, i nostri ragazzi hanno creato delle bellissime storie "mitologiche", inedite, che verranno ospitate sulle pagine di Miniscoop nel corso delle prossime settimane.
L'aggettivo "bellissime" non è esagerato e ve ne renderete conto. 

Un tempo molto lontano, quando tempo non era ancora tempo, luce e buio vivevano intrecciati insieme perché ancora non si erano separati.
Nessuno poteva scorgere le ombre, allora, ma un giorno tutto cambiò…

Mariacristina Ruggieri, dalla 
>> REDAZIONE
______________________
Miniscoop 
         Giornalino dell'Istituto 
 Comprensivo Quinto Nervi
                               Genova

venerdì 2 marzo 2018

IO CORRO CONTRO...

...LA VIOLENZA SULLE DONNE


Il Centro genovese PER NON SUBIRE VIOLENZA, in collaborazione con la Società Sportiva TRIONFO LIGURE, organizza per domenica 18 Marzo una gara di solidarietà contro la violenza di genere.



lunedì 5 febbraio 2018

Si può fare!



Nuovo appuntamento con Charlas. I Martedì ai Giardini Luzzati di Genova. Martedì 6 febbraio 2018, alle ore 18, è in programma la presentazione del libro Si può fare. La scuola come ce la insegnano i bambini (ed. La Meridiana). Sarà presente l’autore Davide Tamagnini. Incontro promosso e moderato dal Movimento di Cooperazione Educativa (Genova).
Genova -Questo libro è una risposta del perché, del come e del cosa è stato fatto per arrivare ad affermare che invece si può fare. Si può facilitare il naturale sviluppo di ciascuno, si possono non usare libri, voti, compiti e schede, si può rompere quel sempiterno sodalizio che purtroppo lega l’apprendimento alla noia.
Genova -Davide Tamagnini è sociologo, maestro di scuola primaria, esperto di didattica e facilitazione.

giovedì 1 febbraio 2018

Colletta alimentare

Sabato 3 febbraio, dalle ore 9.00 alle ore 19.00, si svolgerà una colletta alimentare a favore del social market La Cambusa. Per partecipare a questa iniziativa basta recarsi presso il supermercato Ekom di via Marussig e acquistare uno dei prodotti elencati qui sotto:
La Cambusa reperisce risorse alimentari e beni di consumo “a costo zero” o a un costo minimo, utili a rispondere ai bisogni economici di nuclei familiari o singoli cittadini con problematiche socio-economiche, con presa in carico da parte dell’ATS 51 Levante. 

LA NOSTRA MISSIONE

Aiutare le famiglie in difficoltà socio-economicaCoinvolgere la comunità nel sostegnoCoinvolgere attivamente le persone che ricevono aiuto
Recuperare le eccedenze alimentari e non
Combattere lo spreco

venerdì 26 gennaio 2018

Ieri, domani. In mezzo, l'oggi.


"Ad Auschwitz superai la selezione per tre volte. Quando ci chiamavano sapevamo che era per decidere se eravamo ancora utili e potevamo andare avanti, o se eravamo vecchi pezzi irrecuperabili. Da buttare. Era un momento terribile. Bastava un cenno ed eri salvo, un altro ti condannava. Dovevamo metterci in fila, nude, passare davanti a due SS e a un medico nazista. Ci aprivano la bocca, ci esaminavano in ogni angolo del corpo per vedere se potevamo ancora lavorare. Chi era troppo stanca o troppo magra, o ferita, veniva eliminata. Bastavano pochi secondi agli aguzzini per capire se era meglio farci morire o farci vivere. Io vedevo le altre, orrendi scheletri impauriti, e sapevo di essere come loro. Gli ufficiali e i medici erano sempre eleganti, impeccabili e tirati a lucido, in pace con la loro coscienza. Era sufficiente un cenno del capo degli aguzzini, che voleva dire “avanti”, ed eri salva. Io pensavo solo a questo quando ero lì, a quel cenno. Ero felice quando arrivava, perché avevo tredici anni, poi quattordici. Volevo vivere. Ricordo la prima selezione. Dopo avermi analizzata il medico notò una cicatrice. «Forse mi manderà a morte per questa…» pensai e mi venne il panico. Lui mi chiese di dove fossi e io con un filo di voce ma, cercando di restare calma, risposi che ero italiana. Trattenevo il respiro. Dopo aver riso, insieme agli altri, del medico italiano che mi aveva fatto quella orrenda cicatrice, il dottore nazista mi fece cenno di andare avanti. Significava che avevo passato la selezione! Ero viva, viva, viva! Ero così felice di poter tornare nel campo che tutto mi sembrava più facile. Poi vidi Janine. Era una ragazza francese, erano mesi che lavoravamo una accanto all’altra nella fabbrica di munizioni. Janine era addetta alla macchina che tagliava l’acciaio. Qualche giorno prima quella maledetta macchina le aveva tranciato le prime falangi di due dita. Lei andò davanti agli aguzzini, nuda, cercando di nascondere la sua mutilazione. Ma quelli le videro subito le dita ferite e presero il suo numero tatuato sul corpo nudo. Voleva dire che la mandavano a morire. Janine non sarebbe tornata nel campo. Janine non era un’estranea per me, la vedevo tutti i giorni, avevamo scambiato qualche frase, ci sorridevamo per salutarci. Eppure non le dissi niente. Non mi voltai quando la portarono via. Non le dissi addio. Avevo paura di uscire dall’invisibilità nella quale mi nascondevo, feci finta di niente e ricominciai a mettere una gamba dietro l’altra e camminare, pur di vivere. Racconto sempre la storia di Janine. È un rimorso che mi porto dentro. Il rimorso di non aver avuto il coraggio di dirle addio. Di farle sentire, in quel momento che Janine stava andando a morire, che la sua vita era importante per me. Che noi non eravamo come gli aguzzini ma ci sentivamo, ancora e nonostante tutto, capaci di amare. Invece non lo feci. Il rimorso non mi diede pace per tanto, tanto tempo. Sapevo che nel momento in cui non avevo avuto il coraggio di dire addio a Janine, avevano vinto loro, i nostri aguzzini, perché ci avevano privati della nostra umanità e della pietà verso un altro essere umano. Era questa la loro vittoria, era questo il loro obiettivo: annientare la nostra umanità.”

da "Fino a quando la mia stella brillerà", di Liliana Segre
(nominata Senatrice a vita dal Presidente della Repubblica)

mercoledì 24 gennaio 2018

Scienza infusa!

Pubblichiamo questo (clicca QUI) bellissimo articolo tratto da



Il festival della Scienza è sempre un’occasione importante, per i ragazzi di tutte le età, per imparare e sperimentare argomenti interessanti. Grazie all’impegno delle insegnanti, molte classi del nostro Istituto, anche quest’anno, vi hanno fatto visita.

Alcune di loro hanno già condiviso con Miniscoop l’emozione dei laboratori interattivi aventi come argomento il gioco dei pacchi, come lavarsi le mani e la scherma” e  le fibre ottiche, i neutrini e la matematica in arte.
Stavolta è il tema del cyberbullismo ad esserci presentato. Grazie all’esperienza acquisita con il laboratorio “Log in Log out”,  alcuni ragazzi della III E ci mettono in guardia dai rischi che si corrono con l’utilizzo dei social networks a causa dei cosiddetti “cattivi del web”.
Come tutti gli anni nella nostra città, si svolge il festival della scienza, una manifestazione ricca di interessanti laboratori nei quali si possono approfondire molte delle nostre curiosità. Quest’anno il tema del festival era “ contatti “. La nostra classe ha partecipato a vari laboratori, quello di cui vogliamo parlarvi oggi è “Log in Log out”.


In questo laboratorio ci hanno spiegato che i social network sono degli strumenti che vengono utilizzati per condividere immagini e video con il resto del mondo.


Ormai i social sono conosciuti e utilizzati da oltre 2 miliardi di persone. Ma non tutti i social sono virali: quelli più utilizzati sono Instagram, Facebook, Snapchat e Twitter.



Quando si crea un account su un social spesso quest’ultimo richiede l’inserimento dell’età non minore ai 13 anni ma molte persone violano questo divieto inserendo un’età maggiore di quella effettiva. Dietro a questo muro virtuale possiamo trovare persone con disturbi mentali come hcker e pedofili ma possiamo trovare anche la polizia postale che si nasconde dietro ad alcuni profili.

CATTIVI DEL WEB

Hater: un irrefrenabile senso di odio conduce a insultare gli altri utenti della rete senza alcun motivo.
Sono molto sicuri di se stessi dietro ad un anonimato, ma direbbero le stesse cose di persona?


Cracker: comunemente chiamati “pirati della rete”, sfruttano le proprie abilità informatiche per fare del male.
Sono creatori di virus, autori di truffe e ladri di dati sensibili.



Cyberbullo: bullo virtuale.
Si diverte a tormentare gli utenti più deboli, non tenendo conto che ciò che fa rimarrà per sempre in rete.


Spoofer: forse la minaccia meno conosciuta e più sottovalutata.
Il termine “spoofing” sta a significare una falsificazione del proprio indirizzo IP, oppure una falsificazione di identità indispensabile per raggiungere scomode situazioni.


Alla fine di questo percorso formativo ci hanno fatto provare un giochino che a nostro parere è stato molto divertente, ognuno aveva una scheda con un profilo dove venivano specificate le nostre caratteristiche.
Aprendo questa scheda si poteva vedere che potevamo appartenere a tre tipi di persone:
  • comuni utenti [le persone normali che sono su internet]
  • polizia postale [una polizia speciale che si occupa di controllare e verificare che gli utenti siano in regola]
  • cattivi del web [che, come abbiamo detto in precedenza, sono tutte quelle persone che non seguono i regolamenti di Internet]
Ognuno doveva chiudere gli occhi [log out], tranne i cattivi del web che dovevano decidere [insieme] di eliminare una persona qualunque, subito dopo erano i poliziotti postali ad aprire gli occhi [log in] e decidere [insieme] un profilo da controllare.
Alla fine del turno ogni persona doveva aprire gli occhi [log in] e ľutente/poliziotto che sia, scelto dai cattivi, veniva eliminata dal gioco.
Anche la polizia poteva eliminare a suo modo: naturalmente se beccava utenti innocenti non accadeva nulla, diversamente se indovinava chi erano i cattivi li poteva eliminare.

Matilde, Marco, Elia, Classe digitale, III E Durazzo