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martedì 1 maggio 2018

Torna il primo soccorso nelle scuole dell'Istituto Comprensivo Quinto Nervi di Genova

Anche quest’anno, il Comitato Genitori dell'Istituto Comprensivo Quinto Nervi di Genova ha organizzato per tutte le classi III delle medie Durazzo e le V elementari dei nostri plessi - da Verrazzano, Manfredi, Fermi e Gianelli - un corso di primo soccorso gratuito della durata di due ore per ogni classe. 

Il nostro scopo è quello di sensibilizzare e far capire ai più giovani che, nel momento dell’emergenza, anche il loro aiuto può essere di fondamentale importanza.
 
Con i ragazzi più grandi abbiamo parlato di BLS (“supporto di base delle funzioni vitali”) e della manovra di disostruzione (manovra di Heimlich) mostrando loro slide, filmati e facendoli provare su manichino.

Abbiamo anche spiegato come funziona un defibrillatore semiautomatico, ormai molto diffuso nei centri sportivi e in alcuni punti della città. 

Con i piccoli, non meno attenti e interessati, abbiamo usato un linguaggio più semplice e comprensibile, concentrando l’attenzione sulla chiamata al 112 (nuovo numero per le emergenze), e facendo provare anche a loro le manovre su manichino. 
Con immenso piacere abbiamo constatato che i nostri ragazzi sono sensibili all’argomento: seguono le spiegazioni, pongono domande ad hoc e capiscono ciò che vogliamo loro trasmettere. 
Come Comitato Genitori cercheremo di portare avanti il progetto continuando a collaborare con professionisti sanitari qualificati e istruttori BLS-D sperando che un giorno questo tipo di “lezione” diventi obbligatoria in tutte le scuole.


Il Comitato ha organizzato un corso BLS-D con utilizzo di defibrillatore semiautomatico, riservato agli adulti, con rilascio di attestato certificato dal 118, che si svolgerà

sabato 12 maggio 2018

Casetta della Musica - Scuola Da Verrazzano
(info e prenotazioni: 3490645257‬ o 3355932201).

Monica, Teresa, Silvia
Laura (referente per la scuola Gianelli) e Sylvia (referente per la scuola Da Verrazzano)

domenica 5 marzo 2017

Il primo soccorso nelle scuole dell'Istituto


Il comitato genitori, con la collaborazione di professionisti sanitari qualificati e istruttori BLS-D laici, ha organizzato un corso di primo soccorso gratuito rivolto ai ragazzi delle terze medie e ai bimbi delle quinte elementari del nostro Istituto Comprensivo.

Il corso avrà la durata di due ore per i grandi e di un'ora e mezza per i piccoli e verrà svolto all'interno dei plessi.
Lo scopo è quello di far comprendere ai ragazzi l'importanza della tempestività del soccorso in caso di emergenza, i primi rudimenti del BLS (basic life support: supporto di base delle funzioni vitali) e la manovra di disostruzione delle vie aeree (manovra di Heimlich).

Questo utilizzando un linguaggio molto semplice e con l'ausilio di slide informative e manichino. 

Nelle classi quinte l'approccio sarà differente e più ludico, mirato in modo particolare alla comprensione della chiamata al 112 (nuovo numero per le emergenze).

Come sapete, il Comitato ha organizzato anche un corso BLS-D, con utilizzo di defibrillatore semiautomatico, riservato agli adulti (costo 60€) con rilascio di attestato certificato dal 118.
Tutto ciò perché, come genitori e cittadini, pensiamo sia giusto diffondere il più possibile nozioni base di primo soccorso accessibili a tutti, sapendo, in caso di emergenza, quanto sia fondamentale per la sopravvivenza un intervento immediato. 



Monica, Teresa
Laura (referente per la scuola Gianelli) e Sylvia (referente per la scuola Da Verrazzano)

lunedì 22 febbraio 2016

Verbale (non ufficiale) del C.d.I. del 12/2/2016



Consiglio d'Istituto – 12 febbraio 2016

Presenze dei consiglieri (18 su 19):

rappr. genitori:          Calza, Capini, Carbone, Carelli, Ornellas, Ruggieri, Stendardo

rappr. docenti:          Balduzzi, Cicciarelli, De Vito, Di Donna, Mezzasalma, Petraglia, Roberto, Semino

rappr. segreteria:      Gorni, Mallamo

dirigente:                  Angiolani
Angiolani chiede ai presenti la possibilità di aggiungere in calce all’ordine del giorno un nuovo argomento per il quale è richiesta delibera. A maggioranza assoluta dei presenti si stabilisce di aggiungere il punto 3.bis “Dedica biblioteche I.C. Quinto Nervi”.

1.   Lettura e approvazione verbale seduta precedente

Roberto fa presente che nel corso della precedente seduta non era stata adeguatamente definita la richiesta, approvata dal C.D.I., della docente F. Piacentini circa l’uscita didattica per i soli alunni di 5 anni della scuola d’infanzia di via del Commercio (visita alla collezione di Villa Grimaldi Fassio, a Nervi, in data da definirsi); il verbale viene corretto in tal senso e approvato.

2.   Programma Annuale 2016

Il Dirigente rileva come, a fronte dell’adeguamento in atto per quanto riguarda la digitalizzazione e la semplificazione amministrativa previste dal nuovo Codice dell'Amministrazione Digitale (introduzione del registro elettronico e pagellino digitale per tutte le classi della Durazzo), e ancor più in seguito alle direttive ministeriali contenute nel Piano Nazionale Scuola Digitale (incremento dotazione informatica), le spese di manutenzione sono e saranno in continuo aumento. Di questo aspetto il Consiglio d’Istituto dovrà tenere conto valutando con sempre maggior attenzione le fonti di entrata e di uscita disponibili.
Nadia Gorni introduce il P.A. partendo dall’aumento dei contributi ministeriali per il funzionamento, quasi raddoppiati rispetto all’anno passato (€15.658,51), e delle entrate derivanti dall’utilizzo dei locali scolastici da parte di società e associazioni varie, dal concessionario delle macchinette per il caffè e dall’Associazione AltreMenti con cui l’Istituto collabora da quest’anno. Per quanto riguarda i contributi da parte delle famiglie, si tratta di entrate vincolate (attività extracurricolari, gite e viaggi d’istruzione). Al proposito va sottolineato come circa 1/5 della cifra richiesta come c.v. ai genitori dell’infanzia e della primaria sia destinato alla copertura assicurativa, per la quale si è avuto un sensibile incremento rispetto al passato. Il C.D.I. ha stabilito di non aumentare la quota richiesta, ma va da sé che, se diminuisce la disponibilità economica per l’arricchimento dell’offerta formativa, come in effetti sta accadendo per quanto riguarda le scuole primarie, andrà a diminuire anche la possibilità di garantire tale arricchimento (corsi di arte, musica, teatro).
Le spese programmate riguardano prevalentemente i progetti, in particolare il P02 “Progetto Lingue”  e il P18 “Progetto dematerializzazione e tecnologie informatiche e multimediali”.
Il bilancio di previsione 2016, già passato al vaglio dalla Giunta Esecutiva, viene approvato a maggioranza assoluta dei presenti.

3.   Concessione locali plesso Da Verrazzano

Il DS presenta la richiesta, anch’essa già illustrata alla Giunta Esecutiva, della Società Jupiter di Genova, diretta dal Maestro Sandro Dominutti. La Società, nata nel 1983 e oramai di chiara fama nel panorama musicale non solo genovese, organizza da molti anni le “Vacanze Musicali Internazionali” che si svolgono solitamente nel mese di luglio per un’intera settimana. Il Maestro Dominutti chiede di poter allestire il corso estivo di perfezionamento per giovani strumentisti all’interno degli spazi del plesso di via Gianelli. Visto il benestare del Municipio IX Levante e l’alto livello culturale della proposta, il C.D.I. stabilisce di concedere i locali richiesti alla Società Jupiter, incaricando il DS della relativa contrattazione economica.

3.bis    Dedica biblioteche I.C. Quinto Nervi

Il C.D.I. delibera la dedica della biblioteca della scuola L. Manfredi alla docente Patrizia Pelli e la dedica della biblioteca della scuola C. Durazzo al docente Pino Guttilla.

4.   Comunicazioni del Dirigente e del Presidente del C.D.I.

Il Dirigente informa il Consiglio che la fornitura di veicoli per le uscite didattiche all’interno del territorio comunale richiesta da alcune classi della primaria (Manfredi e Gianelli) prevede purtroppo costi molto più elevati rispetto al passato, dato che il Comune di Genova per l’anno scolastico in corso non ha rinnovato la convenzione con la ditta di autonoleggio Caprile, grazie alla quale la ditta poteva offrire i propri servizi a costi decisamente più contenuti (equiparabili a quelli del trasporto pubblico).
Mezzasalma presenta il progetto “Un uovo di Pasqua pieno di solidarietà” proposto dall’ABEO Liguria a sostegno dei pazienti oncologici in età pediatrica ricoverati presso l’ospedale G. Gaslini di Genova. L’iniziativa si è già svolta in molte classi del Comprensivo lo scorso anno scolastico con risultati molto positivi e pertanto viene riproposta in occasione delle festività pasquali. I rappresentanti di classe e di sezione vengono invitati, tramite idonea circolare, a comunicare alle famiglie l’opportunità di acquistare, con prenotazione entro l’11 marzo p.v., un uovo di cioccolato (fondente o al latte) del peso di 200 grammi. L’offerta minima è di 10€ e il ricavato della vendita delle uova verrà impiegato per offrire ospitalità e sostegno ai pazienti oncologici e alle loro famiglie.
Carelli e Ruggieri riferiscono ai presenti l’iniziativa di alcuni genitori della scuola G. Da Verrazzano membri del Comitato Genitori (Gruppo di lavoro “Prevenzione e Salute”), che vorrebbero donare alla scuola un defibrillatore semiautomatico e ripetere il corso sulla manovra salvavita, già organizzato, sempre a cura del CG; negli spazi della scuola di Piazza Duca degli Abruzzi nell'autunno 2013. L’esempio dei genitori di Quinto potrebbe essere imitato positivamente dalle altre scuole, sfruttando allo scopo le raccolte fondi collegate alle tradizionali feste di fine anno scolastico. Naturalmente è però indispensabile che il personale scolastico sia adeguatamente formato all’utilizzo dell’AED (automated external defibrillator).
La prof.ssa Mezzasalma, che collabora con la dirigenza nel campo della prevenzione e della salute, spiega che docenti e collaboratori hanno seguito corsi di primo soccorso (tra cui rianimazione cardiopolmonare e manovra di disostruzione), ma non quelli per l’uso del defibrillatore. Il Comitato in realtà ha già preso contatti con alcuni istruttori dei corsi PBLSD (Pediatric Basic Life Support & Defibrillation), alcuni dei quali genitori di alunni della Durazzo, e pertanto propone alla Scuola l’attivazione di un corso, anche collettivo, BLS & AED (adulto e pediatrico). Il corso ha una durata di circa 5 ore e prevede l’apprendimento dei concetti teorici e della capacità pratica per riconoscere immediatamente un paziente in arresto cardiocircolatorio, per praticare la RCP e per l’applicazione dei protocolli di utilizzo del defibrillatore semiautomatico su paziente adulto e pediatrico. Per quanto riguarda la copertura dei costi di attivazione del corso il Comitato Genitori offre la massima collaborazione, riproponendosi di coinvolgere nell’iniziativa la giunta municipale.

giovedì 12 giugno 2014

The Marshmallow Test

Fino ad ieri pomeriggio non lo sapevo, ma l'«esperimento del marshmallow» è uno dei più famosi esperimenti di psicologia comportamentale, oltre al più lungo di cui si abbia notizia, relativo al controllo cognitivo degli stimoli.
E' stato messo a punto da Walter Mischel quando insegnava all'Università di Stanford, in California, a partire dai primi anni Settanta.


Il test è molto semplice: a un bambino di 4 anni viene offerto, su un piattino, un bianchissimo ed invitantissimo marshmallow e gli si spiega che, se resta seduto su una sedia, da solo e senza mangiarlo, dopo qualche minuto di attesa potrà averne un altro.

Più di 600 bambini sono stati sottoposti a questo esperimento, di cui esiste una ricca documentazione disponibile anche su youtube. Il video che abbiamo visto ieri, in occasione dell'ultimo appuntamento di INCOMINCIO DA... 3, è da vedere e rivedere! clicca qui:



Lo studio della Stanford University non è ancora terminato: Mischel ha monitorato gran parte dei bambini del suo test originario mentre diventavano adolescenti e adulti: dalle analisi dei dati emerge che quelli capaci di esercitare un controllo sugli impulsi immediati hanno risultati scolastici migliori e, in seguito, carriere migliori o comunque più soddisfacenti. Di contro, i "golosi" hanno più probabilità di sviluppare problemi comportamentali, bassa autostima e sono spesso vissuti dagli amici e i famigliari come testardi, frustrati e invidiosi.

Lo scopo, naturalmente, non è quello di misurare la capacità di autocontrollo di individui ancora bambini, ma di spingerli, forzarli a trovare delle soluzioni ai problemi che gli si pongono davanti; in questo caso: come ottenere due marshmallow anziché uno.

Le riflessioni che abbiamo fatto ieri, però, giravano anche intorno alla necessità, per noi genitori, di insegnare ai nostri figli a rispettare il tempo, ad aspettare, a riflettere, appunto.
Stamattina io e Chiara (compagna di viaggio del primo PerCorso di INCOMINCIO DA... 3) siamo tornate a parlare del marshmellow text e alla discussione si è aggiunta un'altra amica, mamma e insegnante alla scuola primaria. Carolina ci ha detto che, da maestra, spesso invita i genitori dei suoi alunni a portarseli dietro devono recarsi in un ufficio postale o in luoghi in cui è necessario "fare la fila". E' un esercizio fondamentale, ci ha detto...
... purché, naturalmente, senza tablet...

giovedì 13 febbraio 2014

INCOMINCIO DA... 3. Parliamone.

Si è concluso il primo PerCorso del progetto INCOMINCIO DA...3 (clicca QUI come memento), per 12 genitori di Nervi.
Abbiamo pensato di condividere alcuni punti su cui, come gruppo, abbiamo lavorato e riflettuto durante queste intense (emotivamente parlando) 4 settimane. Il primo impulso, infatti, sin dal primo incontro, è stato quello di continuare a parlarne, non solo a casa, ma di coinvolgere amici e conoscenti in questo lavoro, di capire meglio insieme, di aiutarsi, anche.

INCOMINCIO DA...3 è un progetto di prevenzione dei comportamenti di addiction (dal latino addictus = arrendevole, che si abbandona), ed è quindi rivolto a quelle famiglie in cui il problema ancora non si è manifestato o ancora non è percepito.
Ecco perché i genitori coinvolti hanno bambini piccoli, dai 5 agli 8 anni.
Il principale fattore di PROTEZIONE dai comportamenti di dipendenza, infatti, è proprio quella relazione genitore/figlio che si instaura sin dai primissimi anni di vita. Esistono oggi atteggiamenti educativi diffusi, tollerati o perseguiti con poco spirito critico, che predispongono al rischio: è importante coglierli con consapevolezza e adottare delle strategie educative pensate apposta per prevenirlo.

I genitori sono sempre 2!
È indispensabile trovare, all'interno della vita di coppia -quindi in assenza dei bambini- spazi di confronto e discussione sui temi legati all'educazione. La definizione delle regole e delle punizioni correlate dev'essere condivisa e, per arrivare a questa condivisione, è indispensabile meditare sui propri punti deboli. E' faticoso, ma i genitori sono i «contenitori» dei propri figli e i limiti devono essere ben definiti.

Attenzione sì. Dedizione no.
Non esiste il genitore perfetto e non si può controllare tutto. Un atteggiamento iperprotettivo o di dedizione nei confronti dei figli soddisfa -male, patologicamente- un bisogno dell'adulto, non una necessità del bambino. Inoltre crea una situazione di stallo, di dipendenza: da un lato il bambino sente o si convince di non poter fare da solo, senza l'aiuto della madre o del padre, e dall'altra sente o sa di non poter lasciar da solo il padre o la madre.
Lo spazio dei bambini va contenuto dai genitori, che vi costruiscono attorno gli argini/paletti, ma non va riempito dai genitori. Quello spazio ancora vuoto, infatti, dev'essere strutturato dal bambino, che così impara a diventare grande e, soprattutto, autonomo. E' la creatività naturale, di cui non bisogna privarli, che li fa crescere: spesso proprio dalla NOIA (importantissima) i bambini tirano fuori qualcosa.
M. Montessori: «se un bambino sa fare una cosa e non la fa, non è un errore: è un danno!».
Il genitore è anche un individuo con il proprio spazio e con le proprie esigenze: i figli devono vederlo come persona, a prescindere dal ruolo di educatore, dalla posizione genitoriale che comunque esso assume. I bambini imparano da quello che noi siamo e da come ci rapportiamo al mondo esterno e non solo dalle regole che impartiamo.

La differenza tra la REGOLA e il COMANDO.
La regola è uno strumento che i genitori utilizzano per far crescere i propri figli, che insegna loro a fare da soli, ad essere indipendenti.
La regola va spiegata ma non discussa: può non essere accettata, ma deve risultare chiara, adeguata all'età (serve al bambino, non al genitore!) in modo che sia possibile rispettarla (regole impossibili: non sudare! non ti sporcare quando giochi!).
Dev'essere fondamentalmente giusta.
La regola comporta fatica e scontro, perché pone dei limiti e comporta una punizione nel caso non sia rispettata. Lo scontro aiuta a crescere.

La relazione REGOLA/PUNIZIONE.
La punizione, come la regola, dev'essere condivisa dai genitori e possibilmente anche con tutte le persone intime alla cerchia familiare, per avere una sorta di linea educativa comune.
Dev'essere finalizzata, cioé proporzionata alla regola (il termine usato è «creativa»), certa, accettabile e applicata con regolarità.
Il duetto regola/punizione aiuta anche a gestire le emozioni e i sentimenti, modificando il proprio comportamento in base alle proprie possibilità: devi fare così perché puoi farlo e perché ti serve, ma, se non lo fai, ti toccherà fare o non fare quest'altra cosa per recuperare un comportamento sbagliato...
Le punizioni non devono danneggiare esperienze di vita importanti (del tipo non vai in gita o a quella festa o salti la lezione di...), e neppure aver a che fare con le attività vitali (del tipo non mangi o mangi quello che non ti piace...), e, una volta concluse, non lasciano strascichi. Serve a poco farsi vedere "arrabbiati" (almeno quando i bambini sono ancora piccoli): l'arrabbiatura dei genitori può venir confusa con la loro delusione. La punizione creativa dev'essere strettamente collegata con la regola: inutile che il bambino venga invitato a riflettere su ciò che ha fatto, più utile che ripari con un'azione parallela (del tipo se non metti in ordine i giochi -che è la regola- aiuterai la mamma a mettere a posto i piatti o le tovaglie...).
G. Pietropolli Charmet parla addirittura dell'arte del castigo: «la punizione è un momento educativo molto alto: il bambino che trasgredisce non si aspetta di provare un dolore fisico o morale come conseguenza della sua azione, ma vuole vedere quale sarà la reazione degli adulti al suo superare i limiti fissati». Ecco perché il «buon castigo richiede tempo e astuzia».

Rispettare le tappe evolutive: tutto subito?
Alcuni bambini sono precocissimi in alcune cose e indietro in altre. L'esempio classico è che non sanno vestirsi da soli o allacciarsi le scarpe, mentre sono in grado di  utilizzare un tablet o un computer.
Spesso si sente dire che i bambini di oggi sono più “svegli”, ma è solo perché si consente loro di bruciare le tappe evolutive.
Non è un valore, l'anticipazione.
Correndo troppo avanti, una volta raggiunta l'età adolescenziale si danno per pregresse, già vissute, esperienze che in realtà non sono state affatto esperite (classico esempio quello del fidanzamento o del bacio sulla bocca): non resta altro, all'adolescente “più sveglia/o” che aspirare a sballi maggiori.
Altro rischio, più prossimo, è anche quello che il rapporto genitore/figlio s'inverta e da qui il passo ai cosiddetti bambini tirannici è un attimo: una figura genitoriale debole può generare nei bambini attitudini dispotiche e prevaricatrici, che finiscono con l'imporre la propria volontà su tutto il resto della famiglia.

Educazione sessuale in famiglia: non è mai troppo presto.
È essenziale, perché i bambini sono bombardati da messaggi che rimandano all'eros e alla sessualità sin dall'età più tenera e nei modi più subdoli. Non è raro che assumano atteggiamenti o comportamenti prematuramente sessualizzati (abiti aderenti, trucchi, bacio in bocca, sono fidanzata/o con...), come se fosse necessario essere seducenti anche all'asilo.
I bambini osservano o assumono comportamenti che per loro non sono immediatamente comprensibili e hanno bisogno di risposte: i genitori devono prevenire la ricerca di queste risposte altrove. Il rischio è che abbia il sopravvento una visione distorta, mercificata e avvilente del sesso, che è molto difficile far rientrare poi nella sfera dell'affettività, dell'intimità, dell'amore e del rispetto.
Per rispondere bene, subito, senza imbarazzi, in termini precisi (non tecnici), con affetto e naturalezza, bisogna essere preparati!

I primi dodici...

domenica 16 dicembre 2012

Si salvi, chi può.

Quella che pubblico di seguito è la toccante lettera che un mio amico ed ex-concittadino ha indirizzato ai parlamentari della sua città, poi ripresa dai quotidiani nazionali. Come potrete vedere nella chiosa, il tema ci riguarda e merita una riflessione.

LC


Lettera aperta sul mio cancro 

di Gabriele Dadati

[Pubblicata lunedì 5 novembre 2012 sul quotidiano piacentino Libertà.]
Onorevoli XX, XX, XX,
mi chiamo Gabriele Dadati, ho trent’anni e sono uno scrittore. Quest’anno ho imparato a raccontare una storia nuova, un po’ spaventosa. Tutte le volte che la racconto, comincio così: “Il 23 aprile scorso sono stato operato di cancro al testicolo sinistro”. Poi mi affretto ad aggiungere: “Stai tranquillo: è una storia a lieto fine. Per fortuna il cancro al testicolo è più curabile di quello al seno”. Questo di solito tranquillizza la persona con cui mi trovo a parlare. Il tumore al seno è conosciuto, si sa che le possibilità di una prognosi favorevole sono ottime.

Sono stato operato al San Raffaele. La tac successiva ha rivelato metastasi a due linfonodi, per cui, seguito dal professor Cavanna presso il nostro ospedale, ho fatto tre cicli di chemioterapia. Al termine di questi cicli uno dei due linfonodi presentava un residuo: sono stato operato dal dottor Tavolini, sempre presso il nostro ospedale. E oggi, a sette mesi dalla diagnosi, sono guarito.
Ho una certa dimestichezza con il cancro. Nel 2009 ho perso un amico a cui ero, come noto, strettamente legato: Stefano Fugazza. Stefano è morto nel maggio di quell’anno. Pochi giorni dopo mia madre, in visita a casa mia, cercando di minimizzare mi ha detto: “Sai Gabriele, devo fare un piccolo intervento. Ho un nodulo al seno che è meglio togliere”. E così, due settimane dopo aver perso l’amico più caro, mi arrendevo al fatto che anche mia madre fosse malata di cancro. È stata operata due volte, ha fatto sei mesi di chemioterapia e poi le sedute di radioterapia. È guarita. Occorre – per lei come per me ora – badare alle recidive. A parte questo, ho in famiglia altri casi. Ho tra gli amici altri casi. Come tutti quanti, del resto, visto che il cancro è il male del nostro tempo.
Mia madre si è curata con molto coraggio e dignità. Negli ultimi mesi averla come modello e sentirla vicina (avere come modello e sentire vicina una persona che ce l’aveva fatta) è stato prezioso. Non sono riuscito ad avere neppure un briciolo del suo coraggio e della sua dignità, purtroppo. Ho vissuto nel territorio della paura di non farcela. Ho pianto spesso. E tuttavia, se la malattia è sempre insensata, posso dire che la sua malattia e la sua guarigione un senso per me l’hanno avuto: quello di mostrarmi in concreto la via d’uscita.
Non esiste via d’uscita, però, senza cure. Sul professor Cavanna posso ripetere un’opinione molto diffusa: non si riesce a dire se in lui sia più grande la competenza del medico o l’umanità della persona. Il suo spendersi per gli altri è sotto gli occhi di tutti. Il suo profilo di specialista è indiscutibile. Occorre che ringrazi inoltre il dottor Tavolini, da pochi mesi a Piacenza: mi ha spiegato l’importanza della seconda operazione e l’ha eseguita in maniera eccellente. Un’operazione di oltre tre ore, con un taglio sul ventre di 25 centimetri e la necessità di spostare i visceri, perché il linfonodo era dietro, vicino al rene. Un’operazione onerosa per il mio corpo, ma senza strascichi. Devo poi ringraziare Nicoletta, infermiera del Day Hospital oncologico, che mi ha seguito. Ognuno dei tre cicli di chemio che ho fatto durava cinque giorni. Ogni giorno dovevo stare steso su un lettino per alcune ore a fare flebo.   Al Day Hospital non ci sono postazioni fisse, tuttavia Nicoletta ha scelto per me un letto e me l’ha tenuto, giorno dopo giorno, perché avessi il mio posto. Era come se implicitamente mi dicesse: “Ecco, vedi? C’è un posto per te nel mondo e non ti verrà tolto”. Mi sono sentito difeso. E questo, per un malato oncologico che si sente precario in vita, ha un valore grandissimo.
Ci sono poi Gabriele, Enrico, Mary e gli altri infermieri del Day Hospital, come gli infermieri del reparto di Urologia da ringraziare. E ringrazio per come trasmettono serenità il dottor Bonanno e il dottor Fiordelise. Mi scuso per chi senz’altro dimentico. Tutte queste persone hanno voluto il mio bene al di là del loro ruolo. Così come i membri della mia famiglia e coloro che ho cari.
Raccontato tutto questo, chiarisco il perché della mia lettera aperta: ho una proposta da fare. La mia esperienza è stata di dolore fisico ed emotivo. Un dolore che mi sarei volentieri risparmiato. E inoltre è stata un’esperienza coincisa con un intenso percorso dentro il Sistema sanitario nazionale: due operazioni, tre cicli di chemio, due tac, due pet, la crioconservazione del seme, infiniti esami del sangue, infinite visite, infiniti medicinali. Il che vuol dire, concretamente, che quest’anno sono costato molte migliaia di euro allo Stato. Avrei preferito costare un po’ meno e soffrire un po’ meno, a dire la verità. Come sarebbe stato possibile? Forse, se mi fossi allarmato prima per il piccolo rilievo che sentivo sul testicolo (lo sentivo da mesi), avrei affrontato la malattia in uno stadio precedente e la seconda operazione o addirittura la chemio non sarebbero state necessarie. Ma il cancro al testicolo è subdolo: non fa male e in più è molto raro, quindi nessuno ti mette in guardia. Si conosce il varicocele, la cisti, ma non il cancro del testicolo. Ero ignorante e la mia ignoranza, unita alla malattia, mi ha messo in pericolo. Da questo la mia proposta: introdurre un insegnamento strutturato di educazione sanitaria nelle scuole dell’obbligo. Abbiamo visto che la cultura diffusa, relativa a certe malattie, ha avuto una grande incidenza sul miglioramento della prognosi. È il caso proprio del cancro al seno: le donne sono oggi molto consapevoli e questo permette in tanti casi un intervento tempestivo. Ma le donne sono oggi consapevoli perché c’è stata una importante e continuativa sensibilizzazione.
Immagino una scuola dell’obbligo in cui si affianchi all’educazione fisica un insegnamento teorico con un monte ore congruo. Immagino programmi scolastici in cui si parla seriamente di alimentazione – cibi basici e cibi acidi: come sa ogni malato oncologico, ma varrebbe la pena scoprirlo prima – e si offre a ogni ragazzino una conoscenza buona del suo corpo, perché impari a monitorarlo e ad ascoltarne i segnali. Immagino compiti in classe e interrogazioni in cui si danno anche insufficienze e magari si boccia, perché una appropriata cultura della salute è importante tanto quanto la letteratura, la matematica e le altre materie. Immagino che una cultura diffusa, data dallo Stato e non sviluppata dal singolo per scelta privata, sia il tipo di percorso che renderebbe più facile il compito dei nostri medici e dei nostri infermieri (medici e infermieri, quando possono, vanno nelle scuole a parlare: ma lo fanno per buona volontà, non dentro un progetto ampio), facendo diminuire i falsi allarmi e aumentando la velocità delle diagnosi.
A inizio anno ho tenuto un corso di aggiornamento per gli insegnanti del nostro liceo classico parlando di Neoavanguardia e poesia sperimentale. Per fortuna i corsi di aggiornamento esistono e i fondi per farli, pochi o tanti che siano, anche. Forse si potrebbe utilizzare questa via d’accesso per dare agli insegnanti della scuola dell’obbligo gli strumenti per parlare ai loro ragazzi. Mi piace credere che questo possa rientrare nel novero di quelle riforme a costo zero di cui il nostro sofferente Paese ha bisogno per darsi un futuro meno atro del presente.
Vi ho scritto perché sono un elettore piacentino. Ho sempre votato. Credo nella democrazia e nel fatto che il Parlamento mi rappresenti. In particolare sento vicini voi, che siete miei concittadini. Per cui a voi sottopongo questa proposta, nella speranza che possa essere discussa concretamente.
Per il vostro ascolto, per la vostra attenzione, per il vostro lavoro vi ringrazio.

Gabriele Dadati