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mercoledì 20 aprile 2016

Cattive Ragazze - Recco, 22 aprile ore 21.00

tavola dedicata ad Angela Davis
Cattive Ragazze. 15 storie di donne audaci e creative di Assia Petricelli e Sergio Riccardi, vince il Premio ANDERSEN 2014 come miglior libro per ragazzi a fumetti.

Leggi qui le motivazioni della giuria.

Cecilia d'Elia, nella prefazione, scrive: «Le storie di questo libro sono storie di libertà. Probabilmente nessuna di queste donne si pensava eccezionale, ma tutte erano determinate. Così, vivendo la loro vita hanno aperto strade nuove o mandato in frantumi tradizioni secolari».


Proprio perché si parla di libertà e di lotta per la libertà, l'ANPI di Recco, sezione Ruby Bonfiglioli, ha deciso di iniziare proprio dalle "cattive ragazze" la celebrazione  della Festa della Liberazione 2016.
Venerdì 22 maggio, alle ore 21, presso la Sala Polivalente di via Ippolito d'Aste, a Recco, si terrà un incontro aperto dal titolo IERI COME OGGI LE CATTIVE RAGAZZE FANNO LA STORIA, con la partecipazione delle associazioni Usciamo dal silenzio e SPA - Politiche di donne.
Tutti invitati.



giovedì 16 aprile 2015

Cenere, la Durazzo e il cellulare di Aquila

Ieri mattina, al cinema di Quinto, ho assistito a CENERE - RACCONTI PARTIGIANI IN ATTESA DI UN APRILE. Regia e testi di Lazzaro Calcagno e interpretazione di Marco Rinaldi.
Bella interpretazione davvero, quella di Rinaldi.
CENERE è stato visto da circa 6.000 studenti italiani e si capisce che è un testo rodato, calibrato sui ragazzi, quasi cesellato per loro: li interessa, li fa ridere e sorridere, li spinge ad "abboccare" a tutte le provocazioni, li fa addirittura cantare Fratelli d'Italia e Bella Ciao. Così scopriamo pure che le conoscono, dài! e chi se lo aspettava!?
L'ho pensato e subito condiviso con Lorenzo: «I tuoi ragazzi lo conoscono, l'inno nazionale? I miei no. I miei neppure Bella Ciao... Mannaggia! finisce che arrivano in terza media, la professoressa li porta a teatro, Marco Rinaldi li individua in mezzo alla folla di più di 150 ragazzi, come sta facendo ora con Gaia e Niccolò (bravi, eh! si sono alzati senza fare storie, emozionati ma neanche troppo, sostenuti dai compagni che li incoraggiavano divertiti e anche un po' ammirati... si vede che stanno diventando grandi), li chiama lì davanti al palco e... ta-dà! si scopre che non sanno neppure una parola!»

A un certo punto ha squillato un cellulare. L'hanno zittito, ma quello ha ripreso a strillazzare. Era il telefonino di un anziano signore, seduto al centro, in prima fila, dalle parti della III G, una classe di via Casotti che si è portata dietro chitarre e flauti; Rinaldi si è fermato, Aquila (è il nome di battaglia dell'anziano signore) ha risposto ma, seccatissimo, ha riattaccato subito, si è girato verso il suo compagno tredicenne e, a voce alta, gli ha spiegato, in dialetto, che si trattava di un... importuno seccatore. Beh, non ha detto proprio così e infatti hanno riso tutti, alla grande.
Anche Aquila ci sa fare, con i ragazzi.
Così Rinaldi ha ripreso il suo racconto. Tutte storie vere, accadute dentro e fuori Genova tra l'inverno del '44/'45 e i giorni della Liberazione, e gli spettatori della prima fila, quelli un po' in là con gli anni, possono testimoniarlo. Loro c'erano, si ricordano e ci ricordano che certe cose vanno sapute o, quanto meno, ripetute, raccontate, spiegate, rammentate.